Ucciso a 16 anni per uno schiaffo

L’assassino ha un anno in meno. A scatenare la lite sembra sia stato uno sguardo di troppo. E un giudice chiede il coprifuoco per i minorenni

da Napoli

Sognava di diventare un calciatore famoso, come i suoi idoli Maradona e Cannavaro. E invece una coltellata al cuore gli ha stroncato la vita: Luigi Sica, 16 anni, è morto così, l’altra sera in via Santa Teresa degli Scalzi, nel cuore di Napoli, colpito da un 15enne, C. P., che poi si è costituito alla questura di Napoli. Uno sguardo di troppo: questa l’unica colpa di Luigi. La dinamica dell’accaduto è stata fornita dallo stesso assassino: un ragazzino di 15 anni che sostiene di essere stato schiaffeggiato dalla vittima. Per questo è tornato sul luogo del «misfatto» con un coltello prestatogli da un amico. Quindi ha colpito Luigi. Grazie a un testimone, che è riuscito ad annotare le prime due lettere della targa del ciclomotore con il quale C. P. è scappato, è stato possibile identificare il minorenne che, però, quando i poliziotti sono arrivati in vico Neve, non era in casa. E così è toccato al padre, addetto alle pulizie alla scuola della Nunziatella, rintracciarlo e portarlo in questura.
Un delitto che ha gettato nella disperazione un quartiere. Luigi la vittima, e Ciro, l'omicida, avevano una comune passione: il calcio. Ed entrambi avevano terminato in fretta gli studi per un lavoro appena avviato: in una fabbrica di borse, Luigi, in una pizzeria, Ciro.
Il padre di Ciro, sconvolto dal dolore, adesso chiede giustizia: «Speriamo che chi ha ucciso mio figlio resti in carcere». Non si dà pace mamma Anna: «I genitori di quell’assassino devono provare il nostro stesso dolore. In questa città non c’è giustizia e ora mi resta soltanto il letto di mio figlio vuoto». Un amico trova solo la forza di mormorare: «Mi è morto tra le braccia». E nella disperazione ci sono anche i familiari del giovanissimo assassino. Sua madre è straziata: «La mia vita è finita, penso al dolore dell’altra mamma. Mio figlio potrò sempre vederlo, anche se in carcere. Lei lo ha perso e non lo vedrà più».
Incredulità anche tra i compagni di squadra dello Sporting Neapolis, la società per cui giocava Luigi. In lacrime il presidente Salvatore Menna: «Avrei voluto tanti ragazzi come Luigi, era un ragazzo correttissimo». Intanto, il presidente del Tribunale per i minori, Stefano Trapani, chiede il coprifuoco con minori accompagnati dai genitori o da un maggiorenne oltre una certa ora, bevande alcoliche e locali proibiti, abbassamento dell’età imputabile a 12 anni per contrastare l’arruolamento nella manovalanza della criminalità. «Il legislatore - spiega - deve avere il coraggio di intervenire in maniera severa. Si potrebbe fare come in Inghilterra dove dopo una certa ora il minore viene accompagnato dal genitore o comunque da un maggiorenne e dove, forse eccedendo, hanno imposto le manette anche a bambini di 8 e 10 anni. E sono favorevole ad abbassare l’età imputabile a 12-13 anni». Intanto, il procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore sottolinea che «quello delle baby gang è un fenomeno preoccupante.». Per il sindaco Rosa Russo Iervolino «ha ragione la mamma del ragazzo a chiedere giustizia». Il primo cittadino torna sul provvedimento varato alcuni anni fa a Napoli per contenere la vendita dei coltelli. «Fu una decisione oggetto di prese in giro - afferma - ma se dovesse presentarsi la necessità di misure per limitare la diffusione delle armi da taglio faremo pressione anche sul nuovo prefetto».