Ucciso a calci e pugni da tre rom ubriachi

L’AGGRESSIONE Erano in cinque a provocarlo, poi lo hanno riempito di botte «solo» in tre

Alba Adriatica (Teramo) Calci e pugni l’hanno ucciso. Emanuele Fadani, 37 anni, commerciante di Alba Adriatica, è morto così: pestato da un gruppo di rom che l'ha affiancato e massacrato. Questo dicono le prime indagini effettuate dai carabinieri, che aggiungono: «Picchiato senza un motivo». E sembra l'assassinio fotocopia di quello compiuto il 9 agosto scorso, sempre in un centro costiero del Teramano: a Martinsicuro, per una bicicletta, fu ammazzato un cameriere di 23 anni, Antonio De Meo, di Castel di Lama. Era da poco uscito dal lavoro in albergo. A farlo fuori tre nomadi.
Il negoziante, l'altra notte, era andato dal fratello per prelevare videogiochi, che vendeva e che avrebbe dovuto portare a Rimini. E proprio lì, in quella zona, intorno alle 2.30, all'interno del pub «Black out», in viale Mazzini, avrebbe incrociato i suoi aggressori. Erano in cinque, tutti ubriachi. Nel locale le prime scaramucce. Qualche battutaccia, per provocare. Poi, per strada, la lite e le botte, da parte di tre della gang. L'esercente, mentre cammina, viene affiancato e circondato, con strafottenza. E, in breve, ecco la scarica di colpi, feroci, a più riprese, fino a che stramazza al suolo. Qualcuno cerca di intervenire, di far desistere quei giovani infarciti di alcol, ma è inutile: prende sganassoni e finirà al pronto soccorso per le lesioni che gli vengono causate. Diverrà anche uno dei testimoni chiave del delitto.
Il commerciante, intanto, è in una pozza di sangue, ma ancora attorniato e sistematicamente martoriato, quando alcuni passanti si accorgono di quello che sta accadendo. E avvisano il 118. I rom se la svignano, facendo temporaneamente perdere le proprie tracce, dileguandosi nell'oscurità. Gli investigatori stanno cercando di capire se siano stati usati anche oggetti per uccidere. I soccorsi a Fadani sono purtroppo inutili: smette di respirare durante il trasporto verso l'ospedale di Sant'Omero. Le botte non gli hanno lasciato scampo: fatale un gravissimo trauma cranico. I militari danno avvio immediatamente alle ricerche. I tre rom vengono immediatamente identificati e in poche ore due di loro vengono rintracciati e posti in stato di fermo nelle celle di sicurezza della caserma per essere interrogati dal sostituto procuratore Roberta D'Avolio, che coordina le indagini sul caso. Il magistrato ha già affidato all'anatomo-patologo Cristian D'Ovidio l'incarico di eseguire l'autopsia. Gli indiziati vengono sentiti alla presenza del proprio avvocato, Piergiuseppe Sgura. Ad essere sospettati di omicidio volontario Danilo Levacovic, 20 anni; Sante Spinelli, 21 anni, zio di uno dei minorenni arrestati per l'omicidio di De Meo; Elvis Lavacovic, ancora ricercato dalle forze dell'ordine. I giovani fermati si difendono e la madre di uno di essi spiega di aver parlato con il figlio il quale le ha confidato che ad uccidere Emanuele sarebbe stato Elvis, il giovane ancora irreperibile.
Un fatto che scatena rabbia nella comunità. Lutto cittadino nel giorno del funerale e fiaccolata in serata in Piazza del popolo ma anche due striscioni sulla recinzione di un cantiere davanti alla caserma «Isaia Ceci» del comando compagnia di Alba Adriatica dei carabinieri con su scritto: «Adesso basta!» o «Il prossimo sarai tu». La segreteria regionale di Forza Nuova scende in campo e invita tutti a «non lasciarsi andare a inutili e controproducenti episodi di razzismo, anche se moralmente giustificabili». «È un episodio inqualificabile che offende profondamente»: è il commento del sindaco di Alba Adriatica, Franchino Giovannelli. «Da anni conviviamo con questa realtà ma questo non significa che dobbiamo tollerare i loro episodi. Questa violenza non rispecchia la nostra realtà, accogliente e tranquilla. Chiediamo alle forze dell'ordine una puntuale e costante azione di controllo». Una comunità ampia, numerosa, quella dei rom di Alba. Abituata al lusso e di frequente coinvolta in inchieste e operazioni antidroga.