Ucciso a Damasco il Bin Laden di Hezbollah

Imad Mughniyeh, uno dei terroristi più ricercati in tutto il mondo, dilaniato da una bomba piazzata nell’auto

Ma allora che fine hanno fatto Eldad Regev ed Ehud Goldwasser? Da ieri mattina un dubbio attanaglia gli analisti israeliani e gli esperti di sicurezza israeliani. Dietro il rapimento di quei due riservisti al confine Libanese che innescò i 43 giorni di guerra dell’estate 2006 non poteva che esserci la mano dell’imprendibile Imad Mughniyeh. Ma se il Mossad è andato a ucciderlo, se i cacciatori hanno deciso di chiudere la rete dove sono finiti gli ostaggi? E allora il sospetto peggiore incomincia ad affiorare. Forse, come già successe nel 2000 con i tre soldati rapiti in un altra zona della frontiera, la trattativa avrebbe finito con il restituire soltanto tre cadaveri
Dunque meglio sgomberare il campo, meglio farla finita con l’uomo considerato il terminale dei servizi segreti di Teheran, meglio recidere la testa di quel serpente sospettato di aver pianificato tutte le più sensazionali operazioni militari messe a segno dal Partito di Dio.
All’ipotesi più nefasta, quella che da per certa la fine dei due ostaggi potrebbe aggiungersi una di carattere strategico militare. I mentori iraniani di Hezbollah avevano appena messo a segno una ristrutturazione interna dell’organizzazione ridimensionando il potere decisionale del segretario generale Hasan Nasrallah, dimostratosi inefficace non solo sul piano militare, ma anche sul piano più strettamente interno della politica libanese.
Sulla base di queste considerazioni gli iraniani avevano trasformato Nasrallah in una sorta di leader di facciata trasferendo al fidato Mughniyeh la totale supervisione del movimento. Se il compito di un servizio segreto è colpire quando fa più male questo era dunque il momento più propizio per eliminare il signore del terrore. Viene ora innescata un altra corsa al potere tra il segretario generale Nasrallah e i suoi oppositori interni che rischia di immobilizzare l’organizzazione e ritardare quel riarmo e quella ripresa del controllo dei territori meridionali libanesi affidata proprio a Mughniyeh.
L’eliminazione del signore del terrore potrebbe secondariamente servire a rimandare una trattativa sugli ostaggi considerata, dal punto di vista cinicamente pragmatico di un servizio segreto, assolutamente inutile se lo scopo è solo quello di ottenere dei cadaveri.