Ucciso davanti a moglie e figli dopo una lite per un parcheggio

La tragedia di fronte a un ristorante di Roma

Alessia Marani

da Roma

Ucciso, brutalmente assassinato sotto gli occhi di moglie e figli per una banale lite per un parcheggio davanti al ristorante. Prima una discussione violenta, con i bimbi terrorizzati, anche un piccolo tamponamento: parole grosse, calci e pugni contro la carrozzeria della sua automobile. Poi, il primo intervento di una Volante chiamata dal proprietario del locale a calmare gli animi.
Tutto sembrava essere tornato tranquillo sabato sera intorno alle 22 di fronte al «Re per una notte», pizzeria-cabaret di via della Magliana 876, alla periferia sud di Roma, dove la famigliola stava andando a festeggiare il compleanno di Loredana, moglie e coetanea della vittima. Invece, nemmeno un paio d’ore dopo, ecco il tragico epilogo. Giuseppe Silvestri, muratore di 42 anni, incensurato - a detta di parenti e amici «un bonaccione» - cade sotto i colpi calibro 9 sparati da un commando di cinque uomini tornati indietro come furie per «fare giustizia». Hanno in pugno spranghe di ferro, cric e bloccapedali, e appena Giuseppe esce fuori per fumarsi una sigaretta, gli si scagliano contro: «Bastardo, ora ti diamo una lezione». Tra loro i fratelli Luciano e Andrea Calisti. Il primo, 33 anni, è l’uomo che poco prima aveva conteso a Giuseppe il posteggio; l’altro, 26 anni, ha precedenti per rissa. Entrambi sono stati fermati ieri pomeriggio dagli uomini della squadra mobile e sono finiti dietro le sbarre con l’accusa di concorso in omicidio. Nel gruppo c’erano altre tre persone, tra cui un nipote dei due fratelli, tutti identificati e con le ore contate. Un agguato in piena regola che si consuma sotto lo sguardo atterrito di Loredana, degli amici e dei familiari nel frattempo accorsi in strada. Quelli salgono a bordo di due Golf grigie, nella fuga prima tentano di investire il poveretto, e gli fratturano una gamba, poi aprono il fuoco: cinque colpi, di cui uno raggiunge Giuseppe alla schiena trapassandogli il cuore. L’uomo stramazza in un lago di sangue, si accascia tra le fioriere di terracotta all’ingresso del locale. La festa sprofonda nel dramma. «I presunti assassini - spiega Alberto Intini, capo della squadra mobile capitolina - hanno parzialmente ammesso le proprie responsabilità. Gli altri due, non appartenenti alla famiglia, pare abbiano un ruolo marginale». Per risalire al gruppo, i poliziotti della III sezione utilizzano i numeri di targa delle due Golf ritrovate abbandonate nei pressi della Pisana, zona di residenza del «clan» Calisti. Una sempre in via della Magliana, ma in prossimità dell’uscita per il Grande Raccordo Anulare, l’altra in via Pasquale Pasquini, a Castel di Guido. In particolare, la prima Golf è intestata al padre di Luciano e Andrea. Ed è proprio un terzo fratello ad avvisare, ieri all’ora di pranzo, con una telefonata gli inquirenti che i due erano finalmente rientrati a casa. I due sono stati accusati, per ora, di concorso in omicidio e condotti presso il carcere romano di Regina Coeli.
Disperata Loredana Silvestri, ieri stretta ai figli nel suo appartamento di via della Magliana, a poca distanza dal «Re per una notte». Un’abitazione modesta, un appartamento in affitto. Sotto casa è un via vai continuo di amici e familiari, molti testimoni stessi la sera prima dell’efferato delitto. «Era un bonaccione - commenta una signora scesa a portare a passeggio il cane -, non può un padre di famiglia morire in questo modo». Fuori di casa si affaccia appena il figlio maggiore della coppia, vestito di nero, pantaloni larghi, di quelli indossati dai rapper americani, capelli biondi e orecchino. Non dice nulla. Intanto, l’inchiesta del pm Giuseppe Amato dovrà chiarire l’esatta dinamica del delitto e anche chi ha premuto, di fatto, il grilletto. Le Golf avevano entrambe i finestrini rotti, la pistola ieri sera non era stata ancora ritrovata. Il titolare del Re per una notte è sconvolto: «Quell’uomo era preoccupatissimo. Credo volesse fare il Cid, ma quello pretendeva i soldi. Era la prima volta che veniva da noi, aveva prenotato il fratello. Quando c’è stata la prima lite gli abbiamo detto di stare tranquillo che, se no, avrebbe rovinato il compleanno alla moglie. Siamo sconcertati».