Ucciso uno dei capi talebani liberati per Mastrogiacomo

Uno dei cinque comandanti talebani scarcerato in cambio della liberazione dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo è stato ucciso dai corpi speciali americani. Lo ha annunciato il comando Usa, senza citarne il nome, ma spiegando che è stato ammazzato in battaglia nella provincia di Herat, dove opera il contingente italiano. Secondo una fonte del Giornale, che lavora nella sicurezza afghana a Helmand, dove fu rapito Mastrogiacomo, il capo ucciso è mullah Abdul Ghafar, uno dei più pericolosi fra i cinque rilasciati. Non solo: assieme a Ghafar, negli stessi combattimenti, avrebbe perso la vita anche mullah Lal Jan, il comandante talebano che il giornalista di Repubblica voleva intervistare, andando invece incontro ai suoi rapitori.
Il comando militare americano in Afghanistan ha reso noto di avere ucciso 10 comandanti talebani nell'operazione condotta nella provincia di Herat tra il 27 e il 29 aprile. Gli Usa confermano che fra questi c’è anche uno dei tagliagole liberato in cambio del giornalista italiano. «Le notizie e le informazioni di intelligence suggeriscono che la maggior parte dei principali comandanti talebani e il loro vice sono entrati nella valle di Zerkoh per portare rinforzi ai combattenti nel villaggio di Parmekan alla fine della prima battaglia contro le forze della Coalizione e della polizia afghana» si legge nel comunicato, precisando che i comandanti sono stati uccisi durante una seconda battaglia. La battaglia di Zerkoh aveva provocato, secondo fonti americane, l’uccisione di almeno 130 miliziani islamici. Dalla provincia di Helmand sono giunti in rinforzo diversi comandanti talebani di spicco, fra cui Ghafar e Lal Jan. Gli americani non si sono persi d’animo e hanno picchiato duro falcidiando anche i nuovi arrivati. Il tutto sotto il naso del comando italiano di Herat e fra le proteste del governo Prodi preoccupato dell’attivismo dei corpi speciali Usa. Il problema è che nelle stesse battaglie sarebbero stati uccisi anche 49 civili ed oltre 900 hanno dovuto lasciare le loro case a causa dei combattimenti, secondo un’indagine delle Nazioni Unite. Un’inchiesta sembra sia stata aperta anche dalla Nato e lo stesso presidente afghano, Hamid Karzai, ha protestato sottolineando: «Non possiamo più accettare che i civili vengano uccisi in questo modo».
La situazione nell’area ovest dell’Afghanistan, sotto il comando del generale Antonio Satta, si sta deteriorando come dimostra l’imboscata di ieri ad un convoglio della polizia nella provincia di Farah, che ha provocato una battaglia durata sei ore. Almeno 17 talebani sarebbero morti o rimasti feriti secondo Sayed Agha Saqib, il responsabile provinciale degli agenti afghani.
Ghafar, il talebano scambiato con Mastrogiacomo e poi ucciso nei giorni scorsi, non era certo un pesce piccolo. Dopo il crollo del regime fondamentalista venne catturato dai corpi speciali americani e deportato a Guantanamo. Ghafar, nato nella zona di Helmand, riuscì a ingannare gli investigatori Usa, che alla fine lo rilasciarono, per poi ritrovarselo come temibile comandante talebano nella provincia di Uruzgan. Alla fine di settembre del 2004 gli americani annunciarono di averlo eliminato in un bombardamento. In realtà era sopravissuto per poi finire nelle galere di Kabul e finire rilasciato in cambio di Mastrogiacomo.
Secondo la fonte del Giornale nel sud del paese i talebani «hanno trasportato ad Helmand, nei giorni scorsi, sei cadaveri dei loro comandanti uccisi ad Herat. Fra questi ci sono i corpi di mullah Gafar e di mullah Lal Jan».