Ucciso il leader Cgil dei forestali calabresi

Nessun segno di effrazione sulla porta di ingresso dell’appartamento

Antonello Lupis

da Catanzaro

Un violento e secco fendente con un'ascia a manico corto nella parte posteriore della testa, tanto da provocargli una vasta e scomposta ferita nell'intera zona occipitale del cranio. Così è stato assassinato a Catanzaro il segretario regionale della Flai-Cgil, Michele Presta, 57 anni, di Cosenza. Il noto sindacalista calabrese era, all'interno della Cgil, il responsabile regionale di uno dei più delicati e movimentati settori: quello relativo alla gestione degli operai idraulico-forestali, un esercito, in Calabria, di circa 11 mila persone.
Il corpo ormai privo di vita e circondato da una gigantesca pozza di sangue è stato rinvenuto all'interno di un appartamento, situato al secondo piano, posto ad una manciata di metri da Viale de Filippis, la trafficata arteria a doppia corsia che conduce nel centro storico del capoluogo calabrese.
Il cadavere seminudo di Michele Presta era riverso nel corridoio centrale dell'appartamento, non lontano dalla porta d'ingresso della stessa abitazione.
Non lontano dal corpo del sindacalista è stata trovava un'ascia la cui lama, però, non era sporca di sangue.
Ieri mattina il sindacalista doveva presiedere la conferenza di programma del suo settore a Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia. I colleghi di lavoro non vedendolo arrivare lo hanno prima cercato al telefono e poi nell'abitazione di Catanzaro. A fare, comunque, la macabra scoperta è stato un collega e amico di Presta che divideva con lui l'appartamento a Catanzaro.
Nello scorso mese di marzo Michele Presta era stato colpito da un ictus. Il sindacalista, che non era sposato, dopo avere trascorso, comunque, un consistente periodo di convalescenza, aveva ricominciato a lavorare, seppur in forma ridotta, da una decina di giorni.
Sul luogo del delitto sono andati i funzionari di polizia della Squadra Mobile e della Digos di Catanzaro. Presente anche il sostituto procuratore della Repubblica, Adriana Pezzo. Da quanto emerso dalle indagini - come evidenziato dal responsabile della Squadra Mobile catanzarese, Francesco Rattà - l'omicidio di Michele Presta non sarebbe da ricondurre alla sua attività sindacale ma alla sua vita privata, sentimentale per essere ancora più precisi.
Sulla porta d'ingresso dell'abitazione del sindacalista, inoltre, non sono stati riscontrati segni di effrazione dagli investigatori della Polizia. Ciò farebbe credere che l'assassino e Presta, trovandosi entrambi già all'interno dell'appartamento, si conoscessero da tempo. Dopo aver effettuato l'esame esterno del corpo, il medico legale Giulio Dimizio ha confermato che a causare l'immediato decesso del sindacalista cigiellino è stato il violento colpo subito alla testa dalla vittima.
Il magistrato catanzarese che coordina le indagini ha ieri pomeriggio provveduto a sentire alcuni familiari e amici sindacalisti della vittima. Sugli interrogatori c'è massimo riserbo. Negli ambienti sindacali calabresi, comunque, Michele Presta era molto conosciuto per il suo forte impegno in tutte le vertenze a favore degli operai idraulico-forestali e per la sua vivace combattività. «Un sindacalista preparato, corretto, sempre in prima linea e pronto a qualsiasi battaglia», hanno evidenziato i massimi segretari regionali di Cgil e Cisl, Fernando Pignataro e Luigi Sbarra.
A dicembre scorso, difatti, Michele Prestia fu uno dei capi della rivolta degli operai idraulico-forestali che in massa, per via della cancellazione, dalla Finanziaria 2005, delle risorse necessarie a finanziare il piano triennale 2005-2007 della forestazione (160 milioni di euro l'anno), bloccarono a Villa San Giovanni, dividendo praticamente l'Italia in due, l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Statale 106, gli imbarcaderi e poi l'aeroporto e la stazione ferroviaria di Lamezia Terme.