Ucciso l'italiano che ispirò Puerto Escondido

Messico, Claudio Conti, proprietario di ristoranti e alberghi nella località resa celebre dal film di Salvatores. Era stato rapito nel 2008, dopo la richiesta di quasi un milione di dollari di riscatto non si era più saputo nulla: ora un uomo della banda dei "Los Zetas" ha confessato

Città del Messico - La storia di successo di Claudio Conti, il veronese proprietario di ristoranti e alberghi a Puerto Escondido, in Messico, è finita tragicamente, al contrario di quella del protagonista del film di Gabriele Salvatores che alla sua vicenda si era vagamente ispirato. Conti è stato barbaramente ucciso da quattro malviventi messicani simili a quelli che popolano il film e che nella realtà facevano parte di una banda chiamata "Los Zetas".

Uno dei rapitori, Primitivo Ramirez, ha finito per confessare l'uccisione alla polizia locale che lo ha arrestato un mese fa assieme ad altri tre complici della banda. L'esecuzione sarebbe avvenuta non lontano dal luogo stesso del sequestro a Puerto Escondido, nell'hotel "El Capi", di proprietà di un socio messicano di Conti, Vicente Adame, arrestato assieme a Ramirez. L'informazione trova riscontro anche in Italia.

Interpellata in proposito, la Farnesina ha confermato che l'esperto antisequestri inviato dall'Unità di Crisi del Ministero ha riferito che le autorità messicane hanno arrestato due sequestratori che hanno confessato il rapimento e l'assassinio dell'imprenditore italiano. "Los Zetas" avevano chiesto un riscatto di 10 milioni di pesos (circa un milione di dollari) per rilasciare l'imprenditore, che aveva 52 anni.

Per ragioni ancora non chiarite, i rapitori interruppero i contatti con la famiglia della vittima pochi giorni dopo il sequestro, e decisero di ucciderlo e di far sparire il corpo - peraltro non ritrovato - in una fossa nei pressi dell'hotel stesso. Anche se a suo tempo il produttore del film di Salvatores, Maurizio Totti, aveva smentito il riferimento ad una persona reale come Conti, uno dei suoi locali, l'Art Café, aveva sicuramente contribuito all'ispirazione del romanzo omonimo di Pino Cacucci e quindi, indirettamente, a quella del film. Mesi fa la moglie di Conti, Mirella Hernandez, aveva accusato le autorità e la polizia messicane di "non fare nulla" per risolvere il caso del marito rapito.