Ucciso mentre giocava a carte Si cerca il complice dei rapinatori

Quattro malviventi entrano in una villa dell’Agrigentino e sparano al proprietario. Gli investigatori: tra di loro potrebbe esserci il basista

Gaetano Ravanà

da Agrigento

Ucciso in casa dai rapinatori. Stefano Di Giacomo, 29 anni, residente ad Aragona, un centro a dieci chilometri da Agrigento, si trovava in compagnia di alcuni conoscenti, una ventina in tutto, a giocare a carte, nella villa di un amico della sua fidanzata, che risiede a Siculiana. Una villa in bella vista, che si affaccia sul Mediterraneo. Intorno alle tre di mattina del giorno di San Silvestro, una banda composta da quattro persone con il viso coperto dai caschi e con in mano due pistole e un fucile, ha fatto irruzione all'interno della struttura. La porta d'ingresso era aperta, segno che la comitiva attendeva l’arrivo di altri ospiti. I quattro malviventi hanno cominciato prima a scherzare, poi hanno fatto capire le loro intenzioni. «Quando i banditi sono entrati nella villa - ha riferito agli investigatori un testimone - abbiamo detto: prima sedetevi e giocate e poi vi diamo i soldi. Pensavamo davvero a uno scherzo. Poi abbiamo capito che quelli facevano sul serio». Sotto la minaccia delle armi, hanno invitato la comitiva a consegnare loro tutto il denaro.
Poi la tragedia. Uno dei banditi ha fatto inginocchiare Stefano Di Giacomo e gli ha messo una pistola alla nuca. Il ragazzo si è voltato di scatto, il malvivente si è innervosito e gli è partito, forse in modo accidentale, un colpo. Il proiettile ha colpito Stefano alla nuca. Il ragazzo si è accasciato privo di vita.
A quel punto, i quattro banditi si sono spaventati e hanno arraffato un migliaio di euro e, prima di schizzare via dalla villa, hanno sparato in aria per intimidire i presenti. Quando sono arrivati poliziotti, carabinieri e autombulanza non c’era più nulla da fare: Stefano era morto e i banditi erano sono scappati. La comitiva di amici stava giocando con poste basse ed erano lì per divertirsi e per festeggiare proprio la recente laurea in geologia della vittima.
Stefano Di Giacomo aveva giocato in porta nella squadra di calcio dell'Aragona, una formazione di dilettanti. Alcuni anni fa, per non dipendere interamente dalla famiglia (padre, madre, un fratello e una sorella), aveva avviato anche una piccola sala di incisioni. I suoi genitori, al momento della tragedia, stavano rientrando da Caltagirone dove si erano recati per visitare alcuni presepi. I carabinieri li hanno rintracciati sul telefonino cellulare sulla strada del ritorno a casa.
Gli inquirenti hanno già sentito i testimoni oculari dell'omicidio. Uno di essi avrebbe riferito che la vittima non ha tentato reazioni, ma si sarebbe piegata in avanti forse per prendere del denaro e questo ha fatto scattare la reazione di uno dei banditi che l’ha freddato. I malviventi sarebbero rimasti nella casa per una decina di minuti. Gli investigatori hanno anche provveduto a sequestrare i telefonini delle persone presenti alla rapina per effettuare un controllo sulle telefonate fatte e ricevute nelle ore precedenti l'omicidio. Potrebbe trovarsi, infatti, tra uno delle centinaia di numeri telefonici stampati sui tabulati dei gestori dei cellulari di qualcuno dei venti un elemento utile per le indagini della procura agrigentina. L’ipotesi investigativa è che i banditi non siano andati fin lì per caso, ma che già sapessero che nell’abitazione si sarebbe svolta la classica giocata di fine anno. Nella villa vi erano venti persone e c’era la speranza di trovare un bottino cospicuo. Da qui nasce la tesi che tra gli amici di Stefano vi potesse essere un basista, consapevole o inconsapevole, che ha dato la notizia ad un componete della banda.
I carabinieri stanno vagliando se la banda dei malviventi sia la stessa che nei giorni scorsi aveva assaltato altre due ville della zona. I proprietari però in entrambe le circostanze non avevano denunciato nulla.