«Ucciso dal pavé, indagate il Comune»

Il perito: «Il lastricato è un’insidia grave per tutti i mezzi a due ruote»

Enrico Lagattolla

Strade che sono «trappole mortali». Vittime, «gli utenti deboli della strada, in particolare di notte e in presenza di pioggia». Così scrive il giudice. Che proscioglie dall’accusa di omicidio colposo un automobilista coinvolto in un incidente in cui aveva perso la vita un motociclista, e chiama in causa il Palazzo Marino. La Procura, infatti, dovrà indagare sulla «prospettabile responsabilità delle competenti autorità del Comune».
La causa del decesso, infatti, sarebbe da individuare nel precario stato di manutenzione di viale Sabotino. Dove, la notte del primo novembre di due anni fa, muore Stefano Facchielli, 38 anni, uno dei fondatori del gruppo musicale Almamegretta. L’uomo perde il controllo del proprio scooter, cade, e scivola per dieci metri prima di scontrarsi frontalmente con la macchina che giungeva in direzione opposta. Stando alla ricostruzione fatta dai due periti nominati dal giudice, Facchielli perde la vita nell’impatto con il veicolo, ma «il punto nel quale il motociclista ha perso il controllo del mezzo si presenta con masselli in granito non convenientemente posati, in modo tale da lasciare spazi tra massello e rotaia sul piano orizzontale e di sporgere sul piano verticale». «Considero tutto ciò - conclude la relazione - un’insidia grave per i soggetti deboli, cioè motocicli e biciclette».
L’automobilista coinvolto nell’incidente è stato prosciolto dall’accusa di omicidio colposo perché, sempre secondo i periti, tutto è accaduto così velocemente che non avrebbe avuto il tempo di frenare. Perché se «la quantità di alcol assunta» dal conducente del veicolo «può aver influenzato il tempo psicotecnico di reazione, rendendo la manovra di emergenza più lenta» (e per questo l’uomo è stato condannato alla pena di 20 giorni di arresto e a 500 euro di ammenda per guida in stato d’ebbrezza), il tempo tra la caduta e l’impatto «è stato certamente inferiore al secondo e mezzo ritenuto necessario dagli esperti per reagire con una frenata».
Il punto, quindi, è che le «irregolarità della pavimentazione» rilevate «rappresentano delle vere e proprie trappole». Soprattutto «di notte e in presenza di pioggia», perché «la precaria aderenza dei pneumatici su una superficie liscia e bagnata in presenza di sollecitazioni trasversali dovute alle disconnessioni tra masselli e rotaie può causare la perdita di controllo dei mezzi a due ruote». Di qui la richieste del giudice per le udienze preliminari Guido Salvini di trasmettere gli atti alla Procura, «in ordine alla prospettabile responsabilità delle competenti autorità del Comune», e agli stesse uffici pubblici «per le verifiche e gli interventi urgenti del caso».