Ucciso un sacerdote Governo e ribelli si accusano a vicenda

Un sacerdote cristiano e un dirigente della Mezzaluna rossa sono stati uccisi nelle violenze che hanno scosso anche ieri la Siria - e delle quali regime e opposizione si accusano a vicenda - mentre le forze governative hanno continuato per il secondo giorno un’offensiva sulla città di Hama. Secondo attivisti dell’opposizione, sono almeno 11 le persone morte nella repressione, mentre l’agenzia ufficiale Sana dà notizia dei funerali di 14 soldati e agenti di polizia uccisi a Homs, Idlib, Hama, Daraa e nella provincia di Damasco. Sul fronte diplomatico, la Russia conferma intanto la sua opposizione ad ogni risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che possa aprire la strada ad un intervento esterno. Il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov ha detto invece di essere favorevole all’avvio di un dialogo tra il regime e l’opposizione, ma «senza condizioni preliminari», e quindi anche senza le dimissioni del presidente Bashar al Assad, proposte dalla Lega Araba. L’agenzia Sana afferma che il sacerdote morto ieri, padre Basilious Nassar, è stato ucciso «da terroristi mentre prestava soccorso ad un uomo rimasto ferito a Hama, nel sobborgo di Jarajmeh». La Sana non aggiunge particolari sulle circostanze in cui questo sarebbe accaduto. Ma secondo l’opposizione Hama è sottoposta per il secondo giorno ad un’offensiva delle forze governative. I Comitati locali di coordinamento dell’opposizione riferiscono che combattimenti sono segnalati in particolare nei sobborghi di Hamediyeh e Sharqiyeh e che retate di civili vengono compiute dai governativi in quello di Bab Qibli. La stessa fonte afferma che è di tre morti il bilancio di ieri a Hama, che già ad agosto era stata sottoposta ad un’offensiva delle forze del regime costata centinaia di vittime.