Ucciso al seggio il vicepresidente della Calabria

Il killer è riuscito a scappare. Caligiuri (Fi): «Qui non si può fare politica»

Cristiano Gatti

Mentre l’Italia inaugura le primarie sentendosi per un giorno un po’ America, improvvisamente le agenzia di stampa rilanciano una notizia che sa molto di Bagdad. Un politico di primo piano freddato in prossimità dei seggi elettorali: terribilmente usuale in Irak e negli altri anfratti del mondo oppresso, terribilmente eclatante in una qualunque delle regioni occidentali. Purtroppo, ancora una volta tocca alla Calabria. A cadere sotto il fuoco dei killer è Francesco Fortugno, vicepresidente del consiglio regionale ed esponente di spicco della Margherita locale. Dice il governatore di Calabria, Agazio Loiero: «Questa è diventata una Regione in cui la vita costa pochissimo. C’è stata un’escalation sottovalutata, negli ultimi anni. Quando si spara, di giorno, in un seggio, al vicepresidente del Consiglio regionale, significa che ogni limite è stato travalicato». Il sottosegretario alle Attività produttive, Giovan Battista Caligiuri, commenta: «In Calabria non si può fare politica». Ed è tutto quello che rimane da dire. Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu oggi sarà in Calabria, non si sa ancora se si tratterrà per partecipare alla riunione straordinaria del consiglio regionale.
Cornice della spietata esecuzione, come già troppe volte è successo per tante altre esecuzioni, Locri. In pieno centro, lungo corso Vittorio Emanuele. Qui, all’interno di Palazzo Nieddu, è allestito un seggio delle primarie di centrosinistra. E qui, poco dopo le 17, arriva in macchina Francesco Fortugno. Stando alle prime testimonianze, sulla sua scia c’è un’altra vettura con due uomini. Quando il politico parcheggia, anch’essi parcheggiano. Fortugno entra a Palazzo Nieddu per votare. Pochi minuti alle urne, quindi torna nell’androne. Qui si ferma a parlare con alcuni amici, prima di raggiungere Reggio Calabria, dove è atteso per altri impegni politici. Ma proprio mentre si intrattiene qualche istante, alle sue spalle si fa largo un uomo vestito di nero, con il bavero della giacca alzato e un cappello nero che copre parte del volto. È armato di pistola calibro 9. Il killer agisce in modo fulmineo, portandosi a brevissima distanza dal suo obiettivo. Cinque i colpi sparati a bruciapelo. Quindi, con lucida freddezza, abbandona il seggio elettorale e risale sulla macchina che lo aspetta in un vicolo, guidata dal complice. Di loro, nessuna traccia.
Dopo l’agguato, Fortugno resta sul pavimento agonizzante. I soccorsi del 118 lottano per salvargli la vita, ma durante il trasporto verso l’ospedale ogni cura risulta inutile. Muore a 54 anni, nella sua terra, senza che nessuno al momento sappia trovare un perché.
Chi sia il personaggio, in Calabria, è risaputo. Medico di 54 anni, originario di Brancaleone, sposato con la signora Maria Grazia e padre di due figli, Fortugno siede nel consiglio della sua regione per la seconda legislatura. Nell’ultima tornata elettorale aveva raccolto quasi novemila voti nella circoscrizione di Reggio, primo eletto della Margherita. In politica era entrato agli inizi degli anni Novanta, consigliere comunale Dc a Melito Porto Salvo. Aveva ricoperto anche incarichi sindacali, come segretario regionale della Cisl medici. Passato poi nel ’95 al Ppi, era entrato in consiglio regionale nel 2001, prendendo il posto - come primo non eletto - di Luigi Meduri, divenuto deputato. Prima di chiedere l’aspettativa per darsi alla politica, Fortugno aveva diretto come primario il pronto soccorso dell’ospedale di Locri. Al suo attivo anche una cattedra nella facoltà di medicina dell’università catanzarese. Il mondo politico calabrese lo ricorda uomo tollerante e sempre disposto al dialogo. Ancora Loiero: «Era mite e generoso, per questo non aveva niente da temere. L’hanno ucciso ai seggi perché era sin troppo facile sapere che si sarebbe recato lì tranquillamente».
Mentre la lugubre serata delle primarie insanguinate porta all’obitorio, davanti alla salma, tantissimi esponenti locali e nazionali, appare subito evidente che anche questa volta non sarà facile dare un’etichetta al clamoroso assassinio. «Le modalità sono mafiose, il messaggio è inequivocabile. E anche il luogo è simbolico», commenta il vicepresidente della Regione Nicola Adamo.
Per arrivare a elementi più certi, su Locri si portano subito alcuni uomini dello Sco (il Servizio operativo centrale della direzione anticrimine), già presenti in Calabria per altre indagini. «Comunque è troppo presto - spiega ai cronisti il procuratore della Repubblica di Locri, Giuseppe Carbone - per formulare qualsiasi ipotesi sul movente dell’omicidio».
Dichiarazioni doverosamente generiche. Non è un mistero però che la pista più battuta sarà quella degli interessi nel settore Sanità: in ambito regionale muovono appetiti enormi. Fortugno seguiva da medico e da politico la materia. È Locri, non è Bagdad: ma nell’ambiente minato degli appalti e delle nomine, un semplice «no» può diventare la sigla in calce di una condanna a morte.