Ucciso per una stecca da biliardo

Stefano Vladovich

Ucciso a coltellate per una stecca contesa durante una partita a biliardo. Una lite scoppiata in una sala giochi di Anzio una settimana fa, è il movente di un delitto assurdo consumato martedì notte in un locale di Nettuno e costato la vita a Claudio Viburno, 40 anni, padre di una bimba di 4 anni. Arrestato all’alba di ieri l’assassino, G.B., 46 anni, detto «Terremoto». Accade tutto in una manciata di minuti quando a mezzanotte e mezzo di martedì un giovane di Aprilia scarica al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio il corpo senza vita di Claudio. L’uomo, G.C., di 36 anni, si allontana in tutta fretta a bordo di una Renault Clio bianca. Ma i carabinieri, allertati dai sanitari, riescono a incrociarlo e a prendere la targa. L’utilitaria appartiene a un piccolo pregiudicato di zona, Viburno. I militari si precipitano a casa sua arrivando, addirittura, prima del misterioso soccorritore. L’uomo, sulle prime, dice di sapere poco o nulla sull’aggressione. Ma al termine di un estenuante interrogatorio crolla: «L’ho solo accompagnato in una bisca di Nettuno, località Piscine Cardillo, in via Taormina. Sono rimasto fuori, Claudio doveva risolvere una questione. Dopo qualche secondo è uscito in strada sanguinante. L’ho portato in ospedale, cos’altro potevo fare». Viburno viene colpito da una serie di colpi inferti con ferocia inaudita: un taglio lungo tutto il collo, uno profondo 12 centimetri e largo 3 in pieno petto, altri ancora sul torace. Chi l’ha ridotto in quel modo? Un personaggio a dir poco robusto Viburno, alto un metro e 90 e assai irascibile a detta dei suoi conoscenti. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Anzio si concentrano su una serie di soggetti del posto. Tutti pregiudicati. Fra questi lui, «Terremoto». Un delinquente di spessore, già coinvolto in un tentato omicidio, rapine, truffe, estorsioni e, soprattutto, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. «Nella sua abitazione non c’era - raccontano il maggiore Forleo e il tenente Memoli - e la moglie non era in grado di spiegare dove fosse. Si capiva chiaramente che era stata avvertita dal marito. La perquisizione produce le prime prove». Contemporaneamente i carabinieri mettono sottosopra il locale indicato dall’amico apriliano. Una sala giochi approntata alla meno peggio al pianterreno di un villino isolato. Stranamente chiusa all’una di notte, quando solitamente resta aperta fino alle 3 del mattino. Il pavimento ripulito di recente, il titolare scomparso. Saranno gli uomini del Ris a confermare i primi sospetti, ovvero che ovunque ci sono ancora tracce di sangue. Quanto basta per emettere il mandato di cattura. I posti di blocco sono dappertutto, alle 5 di ieri «Terremoto» viene fermato sulla sua auto. È sconvolto per quanto successo. Addosso gli abiti intrisi di sangue. Riconosciuto dal proprietario del bar (rintracciato e a sua volta arrestato per favoreggiamento) e da altri due testimoni. Terremoto è accusato di omicidio di primo grado aggravato dai futili motivi.