Ucciso per una vincita al Lotto mai esistita

In cella il presunto killer del pensionato strangolato sul letto: credeva custodisse una fortuna. E per farlo parlare lo aveva anche violentato

È stato malmenato, imbavagliato, incaprettato, tanto da rimanere poi strangolato dai legacci. Ma in più, prima, per farlo «parlare» persino violentato dal suo aguzzino. E tutto per nulla: l’assassino aveva creduto alla falsa voce popolare che indicava nella vittima, Pietro Perna di 67 anni, il vincitore di qualche migliaio di euro al Lotto. L’assassino ha però lasciato dietro di sé tali e tante tracce da consentire ai carabinieri del nucleo operativo di arrestarlo, schiacciato da una serie di indizi definiti dal Pm «...certi, gravi, precisi concordanti...».
Il killer del pensionato sarebbe dunque Michele D’Addato, 48 anni, operaio, convivente con una donna e i suoi due figli. Contro di lui il cellulare della vittima usato il giorno dopo l’omicidio, la mancanza di un alibi, le dichiarazioni contraddittorie. E infine, pesante come un macigno, la comparazione del suo Dna con il liquido seminale trovato sul corpo della vittima. Anche se adesso, finito a San Vittore, continua però a protestare la sua innocenza.
Perna, ex tipografo da tempo separato dalla moglie che abitava con i due figli, conviveva in via Marzabotto 6 a Corsico, con una romena di quarant’anni. L’11 agosto del 2004 è solo a casa, la donna era tornata al suo Paese dai parenti, quando viene sorpreso da uno o più persone. L’assassino lo lega al letto, lo imbavaglia e lo «incapretta». Vuole i suoi soldi, quelli vinti al Lotto. Soldi che non ci sono, anzi non ci sono mai stati. I carabinieri accerteranno poi che nessuna vincita era mai stata riscossa in zona. Vuol farlo parlare lo malmena ma soprattutto, incredibilmente, lo violenta. Quindi lo lascia legato, e con un fazzoletto infilato in bocca sul letto, si impadronisce di televisore, video registratore, cellulare e portafoglio e se ne va con il bottino dalla finestra del retro. Particolare che fa pensare a un complice. L’abitazione infatti è al piano rialzato, e la finestra è alta almeno un paio di metri. Difficile che una sola persona sia riuscita a scavalcarla con addosso oggetti tanto voluminosi.
La morte viene scoperta dai figli che il giorno dopo cercano il padre al telefono e poi vanno a trovarlo. La porta è chiusa a chiave dall’interno. Entrano dalla finestra sul retro e lo trovano senza vita sul letto, i pantaloni abbassati. Le indagini puntano subito su D’Addato: conosce la vittima e abita poco distante in via Curiel a Corsico. Dal cellulare della vittima infatti sempre quel 12 agosto è partita una telefonata al datore di lavoro del sospettato. Che poi conferma di essere stato chiamato dal dipendente. I carabinieri verificano che il telefono non sia arrivato casualmente all’uomo, lo interrogano, lo sottopongono a prelievi per compare il Dna e infine lo arrestano. Anche se lui ora dalla cella, continua, disperatamente a negare tutto.

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