Ucraina, spunta il giallo di un altro avvelenamento

Dopo la diossina che sfigurò il presidente Yushcenko, sospetto di attentato per l’infarto d’un ministro

È durata lo spazio di pochi giorni la ritrovata concordia tra gli opposti schieramenti politici in Ucraina, dopo che la scorsa settimana era stata necessaria una maratona negoziale tra il presidente filoccidentale Yushcenko e il premier filorusso Yanukovich per trovare un compromesso sulla data delle elezioni anticipate. Si era alla fine trovato un accordo per il 30 settembre, ma anche questo sembra di nuovo sul punto di saltare e Yushcenko torna a minacciare un decreto per votare entro due mesi.
E intanto, come se ce ne fosse bisogno in un Paese che sembra incapace di ritrovare il filo della normalità democratica, spunta un nuovo giallo a base di veleno, che se confermato attribuirebbe all’Ucraina una nomea sinistra. L’avvocatessa del ministro dell’Interno Vasyl Tsushko, fedelissimo di Yanukovich, rimasto vittima domenica scorsa di un malore cardiaco che lo ha costretto al ricovero in ospedale, va denunciando che il suo assistito, che versa in gravi condizioni, sarebbe stato avvelenato. «Tsushko aveva avuto un forte attacco cardiaco domenica, causato da un avvelenamento con una sostanza non identificata - ha detto la signora Tatiana Montian -. Ora è in condizioni critiche. Lui sa chi lo ha avvelenato e perché, e io renderò pubblica questa tesi se lui non dovesse sopravvivere».
Da parte delle istituzioni ucraine è giunta una secca smentita sul possibile avvelenamento di Tsushko. «Le notizie che vogliono il ministro Tsushko vittima di un avvelenamento, sono da considerarsi infondate», ha dichiarato il capo dell’Ufficio stampa degli Interni, Stohniy.
Tsushko, fedelissimo del premier filo russo Viktor Yanukovich, è stato protagonista di un duro braccio di ferro con il presidente Viktor Yushcenko la settimana scorsa, a causa delle dimissioni del Procuratore generale volute dal Capo dello Stato. Tale episodio per un momento aveva fatto ipotizzare ad una deriva violenta della crisi politica in Ucraina, che tiene bloccato il Paese da ormai quasi due mesi. Il ministro degli interni, infatti, si era visto togliere il comando delle truppe il 25 maggio dal presidente Yushcenko, che il giorno dopo aveva deciso di inviare un contingente di 3500 soldati verso la capitale. I militari erano poi stati fermati dalla polizia stradale, controllata dal governo.
Con l’accordo tra i “due Viktor“ ucraini sulla data delle elezioni antcipate il rischio di una soluzione violenta della crisi pareva scongiurato, ma da ieri non pare più così. Yushcenko pretendeva infatti che il Parlamento ratificasse la data del 30 settembre entro ieri, ma ciò non è accaduto. Così stando le cose, ha detto, «le elezioni si terranno entro 60 giorni a norma di Costituzione».