Ucraina, torna nelle piazze la «guerra dei due Viktor»

Il presidente Yushcenko indice nuove elezioni ma il Parlamento rifiuta

Esplode in Ucraina una crisi costituzionale a lungo covata e torna a delinearsi un faccia a faccia che potrebbe pericolosamente materializzarsi anche nelle piazze, tra le anime filoccidentale e filorussa che spaccano in due la grande Repubblica ex sovietica (50 milioni di abitanti) che si affaccia sul mar Nero.
È di nuovo la «guerra dei due Viktor»: da una parte Yushchenko, già anima della Rivoluzione arancione del 2004 e attuale presidente della Repubblica, dall’altra Yanukovich, capo del governo e punto di riferimento di Mosca nel mondo politico ucraino. Yushchenko ha sciolto lunedì sera la Rada, il Parlamento di Kiev, e ha indetto elezioni anticipate per il 27 maggio. Ma la maggioranza dei parlamentari, che è schierata con Yanukovich, ha respinto il decreto presidenziale e ha chiamato in causa la Corte costituzionale. I deputati hanno dato cinque giorni ai giudici per sciogliere il nodo, ma nel frattempo la situazione rischia di precipitare: le piazze della capitale si vanno riempiendo dei sostenitori delle due fazioni e il clima si va scaldando, anche se per ora non si sono registrati scontri.
È stata già tentata, senza successo, la strada del colloquio diretto tra i due contendenti. Al termine di un incontro durato cinque ore i due Viktor si sono ritrovati sulle posizioni di partenza, semmai ulteriormente radicalizzate: Yushchenko non solo ha ribadito la validità del suo decreto, ma lo ha fatto stampare su un nuovo organo ufficiale (il «Bollettino della presidenza») dopo che i due principali quotidiani filogovernativi avevano rinviato il testo al mittente; Yanukovich non si è limitato a contestare la costituzionalità del decreto, ma ha esortato il Parlamento a «lavorare normalmente» in attesa che la Corte costituzionale «rimedi all’errore» del capo dello Stato, e ha anche minacciato nuove elezioni presidenziali. Come in una partita di poker Yushchenko ha a sua volta rilanciato, tacciando di incostituzionalità il voto con cui i deputati hanno respinto il suo decreto e ingiungendo al Parlamento di sciogliersi. Da ultimo è arrivato il ricorso della Rada alla Corte costituzionale, il cui esito appare incerto.
Guerra politica a tutto campo, dunque. Alla quale non si sottrae - come d’abitudine - l’ingombrante vicino russo, che vede come il fumo negli occhi il possibile avvicinamento - apertamente sostenuto da Yushchenko - dell’Ucraina al campo occidentale: Unione europea e, peggio che mai, Alleanza atlantica. Il governo di Mosca ha offerto il proprio aiuto per risolvere la crisi politica ucraina, ma si è già sbilanciato verso i propri naturali alleati. Il viceministro degli Esteri russo Andrei Denisov ha detto che la mossa di Yushchenko ha generato «sorpresa» a Mosca, e ha rimarcato che anche dagli Stati Uniti e dall’Europa sono giunte «dichiarazioni tutte volte a osservare la tranquillità, la stabilità e a proseguire il corso democratico». Inoltre, il decreto di scioglimento del Parlamento non sarebbe «impeccabile dal punto di vista costituzionale».
Ma perché Yushchenko ha deciso di giocare la carta dello scontro politico? La spiegazione sta nella sua progressiva emarginazione. Vincitore delle presidenziali del 2004, ha perso sempre più potere dopo le politiche del 2006, vinte dai filorussi di Yanukovich, alleato dei comunisti, e dopo che la “pasionaria” Yulia Timoshenko, sua alleata ai tempi della rivoluzione arancione, ha scelto un ruolo fortemente autonomo nel tentativo di rimpiazzarlo come guida dello schieramento filoccidentale. Il partito Byut, guidato dalla Timoshenko, ha anticipato che si limiterà a un’«azione coordinata» con la formazione del presidente Nostra Ucraina, rifiutando una più stretta alleanza con Yushchenko.
E mentre l’Ue esprime appelli alla moderazione e assicura che i negoziati sulla cooperazione economica e sull’accordo di partenariato per ora non subiranno rallentamenti, nelle piazze delle principali città sono tornate le tendopoli, come nel 2004. Filorusse a Kiev, pro Yushchenko a Leopoli. Sembra solo l’inizio di un film già visto.