Udc, Casini perde Follini e va a pranzo da Berlusconi

L’ex segretario centrista pronto a ufficializzare l’addio: voglio rompere il bipolarismo

Fabrizio de Feo

da Roma

Il concetto è antico e viene ripetuto come un mantra da mesi. L’Udc resterà fedele al centrodestra ma l’alleanza dovrà completamente rivedere le proprie gerarchie interne, con Silvio Berlusconi declassato a semplice «primus inter pares». Ora, però, esaurita la lunga estate calda delle interviste affilate, degli strappi e delle ricuciture, è tempo di tornare a fare politica vera. E così, alla vigilia della battaglia parlamentare sulla Finanziaria, l’Udc riunisce il Consiglio nazionale e si sforza di elaborare una strategia condivisa, pur ribadendo la sua nuova identità barricadera.
È Lorenzo Cesa a dettare la linea, rivolgendosi direttamente a Silvio Berlusconi al quale comunica che nel centrodestra tutto va ridiscusso, a cominciare dal suo ruolo nella coalizione. «Sarebbe inaccettabile che l’alleanza di centrodestra possa esistere se a guidarla ci fosse sempre e comunque solo lui», dichiara il segretario Udc. «Anche gli altri partiti dovranno convenire che la Cdl non c’è più e che tutti dobbiamo guardare avanti».
Cesa e Pier Ferdinando Casini, peraltro, avranno modo di trasmettere direttamente al numero uno di Forza Italia le loro intenzioni visto che oggi a pranzo i due dirigenti udiccini, dopo molto tempo, torneranno a incontrare Berlusconi per esaminare le proposte di modifica alla Finanziaria. Gli emendamenti giudicati «qualificanti» per la manovra (una decina) spaziano dal Tfr, alla famiglia, dalle tasse sulle rendite finanziarie, al cuneo fiscale. E per metterli a punto il partito si è impegnato in una maratona notturna da cui sono emerse misure a difesa delle piccole imprese con il blocco del trasferimento del Tfr all’Inps, proposte a favore della famiglia come la deducibilità di rette e libri scolastici, una franchigia per la tassazione delle rendite finanziarie a favore dei piccoli risparmiatori, l’eliminazione delle tasse di successione e donazione e degli ostacoli al turismo. La linea ufficiale è quella di percorrere fino in fondo la via parlamentare. Ma lo stesso Cesa avverte: se il governo dovesse blindare la manovra «lo sbocco della protesta potrebbe anche avvenire al di fuori dell’indirizzo e del controllo della politica».
Non c’è solo la Finanziaria nei pensieri dei dirigenti centristi. C’è anche la volontà di dipingere a tinte più forti i connotati identitari del partito nel momento in cui altre forze di centrodestra si avvicinano al Ppe. Non a caso il Consiglio nazionale dell’Udc approva un documento - da inviare al Convegno ecclesiale di Verona - in cui si afferma che l’Udc deve caratterizzarsi come «il partito che difende le radici cristiane della nostra identità nazionale ed europea contro i rischi del relativismo etico e davanti all’integralismo islamico e che presta per questo più attenzione di ogni altro ai segnali che ci arrivano dalla Chiesa, dalle associazioni e dai movimenti cattolici».
Sullo sfondo si insinua come vero e proprio convitato di pietra della riunione Marco Follini. L’ex vicepremier è ormai vicino a lasciare ufficialmente l’Udc per dedicarsi alla sua «Italia di mezzo». La settimana prossima, in una conferenza stampa, l’ex segretario annuncerà la sua adesione al gruppo misto e il 21 ottobre battezzerà la sua nuova avventura politica a Napoli. La separazione, insomma, da annunciata diventa formale e il divorzio, celebrato senza toni cruenti e pubbliche stilettate, si appresta a prendere forma. L’eco dell’addio di Follini risuona inevitabilmente nella ex Domus pacis. «È un amico che stimo. Sono certo che le nostre strade prima o poi si rincontreranno» dice Casini. Cesa, a sua volta, saluta con affetto il suo precedessore. «Marco non è un amico, è un fratello, e tale resterà ma non penso ci sia bisogno di nuovi partiti bonsai. Nella vicenda c’è poco di politica e molto di questioni personali». Bruno Tabacci, infine, ribadisce che non seguirà il suo «compagno di dissenso» nella nuova avventura (così come sembra che nessun altro parlamentare sia disposto a consumare in suo nome l’addio dall’Udc). «Follini ritiene di marcare una differenza. Io non lascio il partito» spiega Tabacci, «anche perché Casini si ritrova sulla linea mia e di Marco».