Udc, Casini resta al centro: "Stampelle? Per nessuno"

"La sinistra ha bruciato la ripresa economica. Sì a un esecutivo che rilanci la crescita e rifaccia legge elettorale e vere liberalizzazioni"

Roma - Una cosa è certa: l’Udc sta cercando di mettere all’incasso la caduta del governo Prodi e rivendica il ruolo fondamentale delle sue venti astensioni. Che con le altre quattro ancora più decisive (Cossiga, Andreotti, Pininfarina e Jannuzzi) sembrano costituire un vero e proprio fronte degli astensionisti. L’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, spina al fianco del governo Berlusconi, passeggia nelle sale di Montecitorio ribadendo due certezze. La prima: oggi non starà di certo a Roma ad aspettare i risultati dell’incontro del presidente Napolitano con il segretario del suo partito, Lorenzo Cesa, perché intende mantenere il suo programma di portare le figlie a sciare. La seconda certezza che dispensa ai giornalisti è che il suo partito non è disponibile ad alcun allargamento dell’attuale maggioranza. Le parole d’ordine sono due, «nessun rattoppo» e «nuova fase politica». Tacita così qualunque supposizione che vede nell’Udc la possibile stampella del Prodi bis, e attacca quella che considera la causa fallimentare di qualunque formula di governo: l’attuale legge elettorale che porta a «un bipolarismo fallimentare». «È stata questa la formula che ha dato alle ali estreme le chiavi per ricattare la politica italiana», afferma. Dando così un colpo ai leghisti e un altro ai partiti della sinistra radicale con i quali - assicura - la sua presenza è «incompatibile». Gli fa eco il suo segretario di partito, Lorenzo Cesa, su quella poltrona dopo la rottura con Marco Follini (anche lui del partito degli astensionisti, che potrebbe mandare a casa il governo Prodi bis). Cesa respinge qualunque possibile ruolo di «stampella centrista» e ripete la frase magica: «Fase nuova». Nessuno in casa Udc parla di elezioni anticipate. E su questo punta le sue accuse Francesco Cossiga. Secondo il presidente emerito «se l’Udc non entrerà a far parte del nuovo governo presieduto da Romano Prodi, questo avrà vita brevissima. E così l’Udc corre il rischio di dover affrontare nuove inevitabili elezioni con il vecchio sistema elettorale, dopo aver rotto con la Casa delle libertà e restando fuori dall’Unione senza un valido motivo. E così scomparirebbe». Sulle possibili elezioni interviene Rocco Buttiglione, che lancia un messaggio preciso al Polo. «Sarebbe interessante per il Paese mettersi attorno a un tavolo per risolvere alcuni grandi problemi e poi andare a nuove elezioni. Se invece si andasse ora a elezioni è chiaro che le due opposizioni che ci sono dovranno trattare su tutto, compreso il nome del candidato premier». E Cesa, riprendendo la parola decisiva per l’avvio della crisi, afferma: «L’Udc è interessata soprattutto alla discontinuità». E la discontinuità per Casini significa «un governo di larghe intese, che abbia al centro del suo programma pochi punti qualificanti, e cioè: ripresa economica, riforma della legge elettorale, liberalizzazioni possibili e poi il ritorno alle urne». A sostegno di Casini anche Bruno Tabacci, un tempo folliniano di fede, ancora dentro l’Udc ma con posizioni spesso polemiche. «Pensare che noi possiamo servire ad allargare è un insulto, e questo vale anche per Follini. Solo se questa maggioranza si scompone è possibile pensare che si scomponga anche l’opposizione». Ma Tabacci non rinunzia al suo ormai storico ruolo «di spina nel fianco del governo guidato dal Cavaliere», e a Carlo Giovanardi che, con una lettera al segretario del suo partito, scrive che «il centrodestra è pronto ad assumersi la responsabilità di governare l’Italia dopo il fallimento del centrosinistra» risponde: «Una nuova campagna elettorale con Berlusconi leader sarebbe accanimento terapeutico. Non se ne parla nemmeno».