Udc, Casini sceglie Milano per difendere la leadership

«Opterò per il seggio in Lombardia» Il presidente della Camera vuole ridimensionare Follini e Tabacci. L’obiettivo è superare il 6%

da Roma

Bolognese di nascita, romano di frequentazioni. Eppure Pier Ferdinando Casini stavolta ha scelto la Madonnina. «Sarò deputato eletto a Milano - annuncia - per me è un grande onore perché sono convinto che qui si gioca il futuro del Paese, dell'Udc, della Cdl». Capolista in tutte le circoscrizioni, il presidente della Camera opterà per il collegio Lombardia 1, raccogliendo così l’appello del segretario regionale Luigi Baruffi a «dare un segno a un partito che esce dal complesso di inferiorità nei confronti del centrodestra».
«Se vince l’Udc a Milano, vincono i moderati», spiega Casini, che punta ad «avere qui più voti degli altri partiti della coalizione», una regione che i centristi considerano cruciale per il futuro dell’alleanza e anche del Paese. Da qui la decisione di impegnarsi direttamente in Lombardia, correndo anche il rischio di una concorrenza diretta con Silvio Berlusconi. Ma in realtà dietro questa scelta ci sarebbero dei motivi molto più «romani», e cioè la necessità di Casini di tenere a bada la minoranza interna di Follini e Tabacci. Da qualche tempo infatti c’è la sensazione che l’ex segretario e il presidente della commissione stiano correndo una loro corsa, smarcandosi con passi felpati dalla maggioranza e mettendosi così nella condizione, in caso di un mancato successo elettorale, di tentare di riprendersi il partito. La soglia è fissata a quel 5,9 per cento raccolto dall’Udc alle europee di un anno fa. Al di là del risultato complessivo del centrodestra, se il 10 aprile i centristi saranno sotto quella cifra, Marco Follini potrebbe tentare la rivincita.
La mossa di Casini, che facendosi eleggere a Milano lega i suoi destini a quelli del partito in Lombardia, servirebbe dunque a tagliare la strada ad eventuali ribaltoni. La sua presenza fa infatti in qualche modo ombra all’uomo forte dell’Udc lombarda, l’ex presidente della Regione Bruno Tabacci, da sempre un po’ eretico rispetto ai vincoli di maggioranza. Lo dimostra pure adesso sulla questione Ici. Berlusconi ha promesso di abolirla e Casini lo ha coperto: «Le proposte del presidente del Consiglio si collocano nel solco della Casa delle Libertà e sono in linea con il nostro impegno per la casa. Non dobbiamo mai dimenticare che il ceto medio investe i propri risparmi proprio nella casa, nei Bot e nei Cct». Tabacci invece assume una posizione molto più sfumata. «È una misura che si può introdurre - dice - a patto che si introduca un meccanismo fiscale tale da consentire il recupero della base imponibile aggredendo l’ampia quota di sommerso attualmente presente in Italia. Solo in tal modo si potranno recuperare le risorse necessarie per abolire o ridurre l’Ici». E resta ben defilato pure Marco Follini: «È una proposta da approfondire. Io sono prudente su certi argomenti. Il punto cruciale è capire bene quale sarà la sua copertura».
Se si tratta di defezioni, sono comunque ben occultate. Ma il presidente della Camera, almeno per il momento, non sembra intenzionato a tollerare scarti di linea. Il partito, dopo una gestione considerata troppo «approssimativa», adesso ha ripreso a marciare unito. Resta una cosa, evitare «egemonizzazioni» locali. Appunto.