Udc a congresso, spunta l'asse Baccini-Tabacci

Da oggi a domenica 1722 delegati alla Fiera di Roma. L'ex ministro e l'esponente lombardo insieme per condizionare lòa diarchia Cesa-Casini

Roma - Marco Follini fa sapere che rimarrà a casa e il congresso del suo ex partito lo seguirà sui giornali. Silvio Berlusconi, invece, ci sarà. Si accomoderà in prima fila e ascolterà dalla platea della Nuova Fiera di Roma la relazione con cui il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, aprirà oggi le assise congressuali. Scelgono approcci diversi i due personaggi che saranno, inevitabilmente, tra i protagonisti occulti o manifesti dell’evento cardine del weekend politico. Il primo, con il suo approdo sulle sponde del centrosinistra, incarna la tentazione di offrire una sponda all’attuale maggioranza, di costruire ponti verso l’Unione ed erigere, appena possibile, nuove formule politiche. Il secondo rappresenta, invece, l’ancoraggio al bipolarismo, il simbolo della divisione netta tra centrodestra e centrosinistra e molti sono curiosi di verificare quale accoglienza la platea riserverà all’uomo che lo stato maggiore centrista disconosce come leader della Casa delle libertà.
Naturalmente non mancheranno altri temi caldi. Uno su tutti: la scelta della terza via, ovvero di quella opposizione gestita «in proprio» che l’Udc sta cercando di costruire, azzerando la concertazione con Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega. Una linea che Carlo Giovanardi tenterà di mettere in discussione attraverso la sua candidatura alla segreteria che punta a raccogliere il 10% dei consensi. Per mettere a tacere le polemiche interne Pier Ferdinando Casini potrebbe offrire a Berlusconi un nuovo patto, senza più cartelli elettorali ma basato semplicemente su un’alleanza politica, «non basata su una persona ma su un progetto». Il leader dell’Udc dovrà, però, guardarsi anche dallo strano asse rappresentato da Mario Baccini e Bruno Tabacci. Il signore delle tessere del Lazio e il politico di lungo corso della Lombardia sono i fautori del manifesto di Subiaco, che potrebbe essere votato dal 20 per cento dei delegati già soprannominati da qualche cronista i «Tabaccini». «Con la politica dell’andare avanti e indietro non si arriva da nessuna parte», spiega Tabacci, «bisogna completamente distaccarsi da questo bipolarismo. Non è possibile che in questo paese uno debba stare o con Calderoli o con Diliberto». Baccini, invece, chiederà di legittimare la segreteria ma anche tutta la classe dirigente del partito. Senza dimenticare la sua battaglia per il ritorno alla preferenza e per il «no» alla soglia di sbarramento.
I 1.722 delegati avranno poi il compito più classico: procedere all’elezione del segretario. Il congresso che inizierà oggi nel padiglione 11 della Nuova Fiera di Roma (complesso nuovo di zecca costruito dal Gruppo Caltagirone) per concludersi domenica, consegnerà la guida del partito nelle mani di Lorenzo Cesa, finora investito «ad interim» da un consiglio nazionale convocato dopo l’abbandono di Marco Follini, nell’ottobre del 2005. Ora la sua incoronazione assumerà carattere «democratico». Ma non c’è dubbio che il via libera a Cesa non sarà gratuito ma controbilanciato da precise richieste avanzate dallo stato maggiore del partito a Pier Ferdinando Casini.