Udc, Follini al congresso con l’80% dei voti

Il ministro Giovanardi tra i probabili antagonisti del segretario. Al centro del dibattito le primarie per una possibile successione a Berlusconi e la lista unica

Emanuela Ronzitti

da Roma

Venerdì le anime centriste che negli ultimi due anni sono entrate a far parte di quell’unica famiglia politica che è l’Udc, avranno il loro battesimo. È tutto pronto per il fine settimana, quando al Palalottomatica di Roma si alzerà il sipario per dare il via a uno tra gli appuntamenti più caldi previsti per l’estate: il congresso dell’Udc, da qualcuno già definito come il primo e vero congresso di partito, minimizzando così l’assise di fondazione che venne celebrata nel dicembre del 2003.
Il partito guidato da Marco Follini in questi ultimi anni si è caratterizzato per un forte dinamismo capace di attirare nell’orbita della galassia politica quelle decine di meteore che si sono disperse dopo la fine della prima Repubblica. Da quell’esplosione si riparte venerdì prossimo, ma con una geografia centrista, mutatis mutandis, più forte. L’armata dell’Udc si presenta compatta, arriva da tutta Italia e può contare stavolta con soddisfazione su una nutrita pattuglia di rappresentati istituzionali, che siedono non solo in Parlamento e al Senato, ma anche al Parlamento europeo e nelle amministrazioni locali.
In prima fila i tre ministri: Rocco Buttiglione alla Cultura, Carlo Giovanardi ai Rapporti con il Parlamento, Mario Baccini alla Funzione pubblica e il vice ministro Mario Tassone ai Trasporti. Sono tutti candidati autorevoli che potrebbero mettere in discussione la leadership dell’attuale segretario Follini. Ma è solo un’ipotesi di pura «fantapolitica», potendo Follini contare per la sua rielezione su uno schiacciante 80% di consensi. Tuttavia gli umori all’interno non sono così pacifici, e la possibilità che spunti qualcuno che tenti di scalfirne la leadership esiste. Magari chi non ha ancora digerito, e sono molti, il clamoroso addio al partito di Raffaele Lombardo presidente della Provincia di Catania.
Un bello smacco da cui però Follini è uscito indenne. «Posso vantare un bilancio positivo - ha ribadito qualche giorno fa il leader dell’Udc - anche in termini di risultati elettorali». E nessuno può di certo smentirlo: alle Europee ha ottenuto il 5,9%, alle Regionali il 6% nelle 13 regioni in cui si è votato, e cioè un 7,18% nazionale. Comunque si fanno già i nomi dei possibili antagonisti. Il primo è quello del ministro Carlo Giovanardi che negli ultimi tempi è venuto allo scoperto quando ha mostrato un certo disappunto anche contro la segreteria del partito. C’è da giurare però che il ministro prima di fare passi azzardati, terrà sott’occhio l’iter congressuale, anche perché per candidarsi alla leadership durante il congresso occorrono centinaia di firme d’appoggio, che lui al momento non possiede.
È invece remota la possibilità che possano spuntare mozioni di minoranza, l’ala «berlusconiana» del partito sembra ora essere meno determinata rispetto al passato. Da non sottovalutare poi le mosse di Rocco Buttiglione, leader del Cdu, che potrebbe essere risucchiato da una gara interna tra fronde di maggioranza e minoranza, costringendolo a propendere per l’una o per l’altra. Un confronto inevitabile tra le correnti che appare come una sorta di esame del Dna dell’Udc dal quale si potrebbero trarre le nuove linee guida del partito. Non mancheranno, poi, i valori ispiratori di Mario Baccini, leader dell’Udc laziale, che nella sua mozione farà riferimento ai valori fondanti per il partito: la famiglia e le politiche sociali, alla necessità di fondare una nuova classe dirigente, e di spingere per la nascita del Ppe italiano. Quale miglior vetrina per far sì che il suo nome schizzi in cima alla classifica dei possibili candidati al Campidoglio?
Di sicuro, non mancheranno tra i capitoli congressuali, e a lettere cubitali, le parole «partito unico», argomento che verrà trattato con punte meno velenose rispetto a qualche giorno fa, quando i «saggi centristi» guardavano con diffidenza la proposta del Cavaliere, convinti che fosse strumentale al suo rilancio politico. E poi, il dibattito non mancherà di infuocarsi davanti all’incognita del neo candidato della Cdl a palazzo Chigi per il 2006, soprattutto dopo il «no, grazie» di Pier Ferdinando Casini.
Altro tema che potrebbe essere sollevato durante il dibattito riguarda le primarie del centrodestra, ipotesi venuta a galla per iniziativa di Roberto Formigoni ma avanzata in tempi non sospetti proprio da Follini, per i governatori in vista delle regionali. Una proposta che allora cadde nel nulla. Difficile, infine, non parlare delle «trame neocentriste» che vedono come protagonista Francesco Rutelli, anche se il segretario dell’Udc ha negato subito ogni volontà di «inciucio», ammonendo Rutelli a non considerare il centro come una «sua prateria». Poi è però arrivato l’invito di Silvio Berlusconi ai moderati del centrosinistra e alla Marcherita. E la partita si è riaperta.

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