Udc, Giovanardi scalda i muscoli per sfidare Follini al congresso

Il ministro: basta con la guida gollista. Cutrufo: il meccanismo di nomina dei delegati va cambiato

Marianna Bartoccelli

da Roma

La data del congresso è ancora incerta, i delegati non sono stati ancora eletti, e dentro l’Udc il malcontento per la gestione Follini lancia il nome del ministro Giovanardi come possibile alternativa alla guida del partito. Una indicazione ben vista da tutti coloro che si trovano d’accordo con il premier Berlusconi per la fondazione del partito unico del centrodestra. Carlo Giovanardi è infatti fra i più convinti della proposta berlusconiana e da quando è stato l’unico a votare no alla decisione di Marco Follini di ritirare i ministri dal governo, l’attuale titolare dei Rapporti con il Parlamento viene visto da molti dei suoi come la testa di ponte tra l’Udc e il partito unico della Cdl.
Ma prima di arrivare al prossimo congresso - che sino ad oggi è previsto per i primi di luglio - il partito centrista della Cdl deve nominare i delegati congressuali. La situazione è critica in varie regioni d’Italia e nel Sud in particolare, soprattutto in Sicilia, dove le liste autonomiste di Raffaele Lombardo hanno reso precaria la forza dell’Udc.
Sulla data del congresso si preannuncia battaglia lunedì al consiglio nazionale e il senatore Mauro Cutrufo ha dichiarato che presenterà una mozione per sostenere che «prima di fare il congresso bisognerà democratizzare realmente il partito». «I delegati al congresso - accusa infatti Cutrufo - non sono stati ancora eletti e in molti casi vengono nominati in maniera non democratica e molto spesso non si consente alla base di eleggerli». E così il senatore che è stato sino ad oggi uno dei sostenitori del congresso subito, mette in dubbio l’ipotesi di realizzarlo e lancia accuse gravi alla conduzione non democratica dell’Udc che ha determinato varie situazioni di conflittualità. «Il congresso - ripete Cutrufo - non potrà essere realizzato se non cambia il sistema di nomine di delegati e organi del partito». Anche Giovanardi parla della necessità di una maggiore democrazia interna: «Bisogna abbandonare la guida gollista e presidenziale» afferma ricordando quanto è accaduto in Sicilia e nel Lazio dove «sono piombate sul territorio scelte assunte dal centro scavalcando i dirigenti locali». Follini si trova adesso ad affrontare una fase difficile del suo partito e il congresso dovrà prima di tutto pronunciarsi sull’ipotesi del partito unico, su cui le posizioni dentro l’Udc sono per un verso molto caute per un altro devono soprattutto fare i conti con la scissione ormai decretata del gruppo siciliano, il più ricco di voti. In Sicilia infatti Raffaele Lombardo ha già dichiarato che parteciperà al congresso da osservatore, mentre Cuffaro si dichiara sempre più critico sulla gestione romana e vede di buon occhio la proposta del partito unico di Berlusconi e dichiara ampia solidarietà al partito autonomista di Lombardo.
Le scissioni siciliane con l’ipotesi di una candidatura Giovanardi non fanno certo pensare a un futuro facile per l’Udc di Follini. Tocca a Lorenzo Cesa, l’europarlamentare più vicino al segretario, frenare le polemiche e ricordare che se dovrà nascere un partito unico questo sarà realizzato «da un accordo forte delle forze politiche attuali della Cdl e non potrà essere una Forza Italia allargata ai dissidenti dei vari partiti».