Udc, ora il partito detta la linea a Follini

L’ex vicepremier si difende: con Pier sono stato rigoroso

Gianni Pennacchi

da Roma

Insegna la tradizione democristiana che quando «il partito si stringe unanime intorno al suo segretario», vuol dire che lo stan soffocando; e quando poi si giunge al consummatum est, il principale responsabile va individuato in chi ne tesse l’elogio nell’orazione funebre. Roba d’antan ovviamente, la Dc non c’è più. Ma ieri dall’assemblea dei deputati Udc è venuto un forte profumo di quel rito antico e consolidato. Tant’è che Marco Follini non è finito soffocato dall’abbraccio «senza voci dissenzienti» dei suoi, che però gli hanno insufflato la loro aria. Insomma, il partito ha imposto la linea al segretario. E al termine dell’assemblea, è uscito Mario Baccini annunciando non solo che c’è «grande unità» ma che la legge Cirielli rinviata a novembre è una «grande vittoria» dell’Udc, altrettanto «grande vittoria» è che la settimana prossima si vota la legge proporzionale, ed è «grande vittoria» postdemocristiana persino la riforma costituzionale che verrà subito dopo, perché «se ora non si parla più di devolution ma di federalismo è merito nostro».
Basta col masochismo dunque, perché piangere e lamentarsi se stiamo vincendo? Così unitaria questa linea, da convincere lo stesso Follini - che evidentemente non è andato a scuola di sumo - a benedirla e dichiarare dopo tre ore di conclave: «Noi guardiamo con grande attenzione a tutti gli argomenti, ma particolare attenzione va posta per ridurre al minimo le controversie togliendo di mezzo gli argomenti discutibili e meno prioritari. Abbiamo il dovere tutti, di concorrere a una fine di legislatura che sia quanto più costruttiva possibile». A far slittare - «nelle nebbie del futuro», sorride Rocco Buttiglione - la legge Cirielli aveva provveduto la presidenza della Camera, dunque il segretario si è limitato a prendere atto che «non è in calendario per oggi». Se voteranno la riforma elettorale anche senza riesumare le preferenze? «Una cosa alla volta», ha risposto ancora. Infine a chi lo stuzzicava, forse era stato troppo duro nella lettera pubblicata al mattino dal Corriere, ingeneroso nei confronti di Pier Ferdinando Casini, ha replicato: «Non duro, ma rigoroso».
Par che in meno di 24 ore il segretario si sia trovato nella presa a tenaglia di Totò Cuffaro e Baccini, che son poi i maggiori affluenti di voti nell’Udc. Il primo via telefono, spiegando che la guerra a Berlusconi e le tensioni con Casini, non gli facilitano affatto la rielezione alla guida della Sicilia. Il secondo lo ha preso a quattr’occhi prima della riunione, e senza perifrasi gli ha spiegato la situazione, rimproverandogli che quella sua lettera aveva messo a disagio tutto il partito, anche i folliniani. «Che ne è dell’Udc, se la gente tocca con mano che tu fai la guerra al padre del partito, che con Casini non ti parli più?» Caro Marco, «da qualche tempo non ne imbrocchi una»: e giù con la lista degli errori, le vittorie sciupate e la pulsione a infilarsi in un vicolo cieco. «Marco, il partito è adulto».
Era pronto, il partito. Dovendosi parlare di Cirielli, la riunione s’è aperta con la relazione di Michele Vietti che conosce bene quella legge, essendo stato sottosegretario alla Giustizia. «È vero, l’abbiamo votata alla Camera turandoci il naso, ma poi al Senato è stata migliorata secondo le nostre indicazioni», questa la sintesi del suo ragionamento, «dunque come potremmo adesso votare contro?». Baccini s’è detto d’accordo, dopo di lui Carlo Giovanardi, quindi tutti gli altri deputati. Tutti, con la sola eccezione di Bruno Tabacci che la Cirielli l’ha sempre rifiutata, senza se e senza ma. Però Follini ha compreso che doveva piegarsi, solo un lottatore di sumo poteva sfuggire a tanta presa. E il ragionamento calzava a pennello anche per la legge elettorale. Vogliamo sputare sopra il piatto che abbiamo strappato agli alleati? «Il proporzionale fa parte del nostro Dna, tutto il resto è poesia», ha esortato Baccini irridendo agli «strani giochi anatomici» che si incrociano nel partito sulla riforma elettorale, «c’è chi ci mette la faccia con interviste e fotografie, e chi ci sta mettendo un’altra parte del corpo, meno nobile. Ora basta, però. La ricreazione è finita». Taceva Follini. E tacendo ha incassato la «forte solidarietà per gli attacchi di cui è stato oggetto nei giorni scorsi» (parole di Tabacci), così come la «piena fiducia» e l’invito ad «andare avanti».
Al termine, Baccini poteva dunque assicurare che «l’Udc è un partito unito e compatto intorno al suo segretario», con una linea politica «molto chiara», un partito «brillante, compatto, tonico, che si appresta col resto della Cdl a vincere le prossime elezioni». Sulla ritorno al proporzionale «andiamo avanti spediti, ci si presenta finalmente l’occasione di poter votare: è un grande successo», e non si dispera di potere strappare anche il voto di preferenza. Se poi l’Udc voterà anche la devolution? «Siamo abituati a rispettare gli impegni. Ma invece di devolution parlerei di federalismo: è una conquista nostra se la riforma costituzionale è migliorata e ora si parla di federalismo», risponde sornione Baccini. Perché è il partito che traccia la linea: il segretario deve difenderla.