Udc, il piano segreto per ridisegnare la Casa delle libertà

Dopo la telefonata di chiarimento del presidente della Camera il ministro torna sul contestato «fascisti»: «Non si è scusato, ma ha detto che non voleva attaccarci»

Fabrizio de Feo

da Roma

L’ultimo affondo di Pierferdinando Casini si propaga come una potente scossa tellurica dentro la Casa delle libertà. E la sonante sfida lanciata alla premiership di Silvio Berlusconi dal numero uno di Montecitorio trasforma la prima domenica di settembre in una giornata di grandi manovre e frenetici contatti. Su un punto tutti si dicono d’accordo: basta tatticismi, è ora di giocare a carte scoperte. Per questo già oggi l’Udc riunirà il suo stato maggiore - presenti oltre a Casini, Marco Follini, Rocco Buttiglione, Carlo Giovanardi, Mario Baccini, Luca Volontè, Francesco D’Onofrio e Totò Cuffaro - per mettere nero su bianco un «aut aut» che dovrebbe suonare pressappoco così: «O Berlusconi fa un passo indietro, e pur restando il leader indiscusso della coalizione indica un nuovo candidato premier, oppure noi ci presentiamo da soli alle elezioni».
La strada, a sentire i dirigenti di Via Due Macelli, è già tracciata. Pierferdinando Casini è pronto a guidare le sue truppe e a presentarsi come candidato premier dell’Udc nel 2006. L’ipotesi viene vista come una extrema ratio, un sacrificio, una missione kamikaze che i centristi eviterebbero volentieri. «Ma piuttosto che perdere con Berlusconi, preferiamo perdere con Casini» commenta un esponente centrista. Inutile dire che l’esito del voto comporterebbe un netto ridimensionamento della squadra degli attuali 64 parlamentari. Ma nel quartier generale centrista - dove già ieri è stata fatta un’analisi del possibile verdetto delle urne in caso di presentazione dell’Udc «in solitaria» - sostengono di essere in possesso di sondaggi che li accreditano di percentuali attorno al 9-10%. Per questo anche la battuta di Berlusconi sullo sbarramento al 10% viene accolta con una scrollata di spalle. «Il tempo delle provocazioni è finito. Di questo passo ognuno va per la sua strada» commenta un dirigente centrista.
I toni della guerra di nervi tra Udc e Forza Italia continuano, insomma, a salire. Ma i dirigenti di via Due Macelli considerano ancora possibile un passo indietro del candidato Berlusconi. La «exit strategy» dallo stallo di fine estate è ben chiara nella mente dagli uomini di Casini. «C’è una mozione presentata da Baccini al nostro congresso che dà il via libera alla formazione del Ppe italiano» fa notare un esponente centrista. «Un primo segnale, quindi, potrebbe essere la presentazione alle elezioni del 2006 di una lista comprensiva di tutti i partiti iscritti al Ppe, quindi Forza Italia, Udc, Dc. Senza dimenticare che dello stesso gruppo fanno parte l’Udeur e alcuni esponenti della Margherita. Berlusconi resterebbe il leader. E a lui spetterebbe il compito di indicare il candidato premier. A noi vanno bene tutti i nomi che sono stati fatti: da Letta a Formigoni a Monti. La palla ce l’ha Berlusconi». A mezza bocca i centristi ammettono che Gianni Letta sarebbe il loro candidato preferito. E Pierferdinando Casini? Il numero uno di Montecitorio in questo momento risponderebbe con un secco «no» a ogni richiesta. Diverso il discorso se la sua candidatura venisse «costruita», ovvero se venisse avviata subito la confluenza di Forza Italia e Udc in un unico contenitore e ci fosse un graduale disimpegno del premier. In quel caso a febbraio il presidente della Camera potrebbe lasciare il suo incarico istituzionale e tentare la «missione Palazzo Chigi».
Se l’Udc affila le armi, Silvio Berlusconi studia le contromosse. Ieri a Cernobbio il premier si è intrattenuto in un lungo faccia a faccia con Marcello Dell’Utri. Con il senatore siciliano Berlusconi ha discusso dell’ipotesi di costituire, già dalla fine di settembre, il gruppo parlamentare unico Forza Italia, Udc e Dc sotto la dicitura di «Ppe italiano». Una nuova forza politica di cui Casini potrebbe diventare segretario e Berlusconi presidente. Una soluzione che, secondo Forza Italia, servirebbe a fornire il famoso segnale di discontinuità richiesto a gran voce dall’Udc e a lanciare la nuova lista unitaria verso le elezioni del 2006. Come ulteriore testimonianza del fatto che il progetto sta prendendo corpo bisogna registrare la distensione in corso tra due ex nemici giurati come Marco Follini e Gianfranco Rotondi. I due si sono sentiti e avranno presto un incontro. Una schiarita che potrebbe preludere a un lavoro comune per la creazione del nuovo partito. Il problema è che dalle parti di via Due Macelli l’eventuale battesimo del Ppe italiano non viene visto come il punto di svolta ma, semplicemente, come un primo passaggio di un percorso da concludere con la sostituzione del candidato a Palazzo Chigi. Il braccio di ferro tattico tra Berlusconi e Casini, insomma, non sembra destinato a interrompersi. E la partita della premiership resta ancora tutta da giocare.