Udc, si ritira Giovanardi ma spunta l’ipotesi Baccini

Il ministro non ha i numeri per sfidare Follini. Il segretario verso una facile riconferma se non si presenterà il titolare della Funzione pubblica

Marianna Bartoccelli

da Roma

Si mettono a punto le relazioni e le mozioni, approfittando del giorno di festa di San Pietro e Paolo a Roma. Ma la notizia che la costruzione del partito unico voluto da Berlusconi non è più dietro l’angolo rilassa i leader del partito di Follini che da domani decideranno quale ruolo rivestirà l’Udc per le prossime politiche.
Mentre Follini tira dritto dopo il pranzo con Berlusconi, Fini e Casini tacendo ogni commento e rinviando tutti al Congresso, i vari Baccini, Giovanardi, Cuffaro lustrano le armi e si preparano ad affrontare un congresso all’apparenza di grande unità per quanto riguarda il leader ma non per i numeri due. L’unità sembra rafforzarsi con lo slittamento del partito unico: i centristi a congresso avranno così modo di mettere a punto liberamente la loro strategia di costruzione del Ppe italiano e i cosiddetti «berlusconiani» potranno dedicarsi con più tranquillità alla costruzione degli equilibri interni di partito. Il primo effetto della decisione maturata al pranzo tra i leader è la decisione di Giovanardi di non essere più un possibile candidato alternativo a Follini. Non solo perché non avrebbe raggiunto i numeri necessari per la candidatura, ma anche perché non serve più rafforzare «quelli del partito unico». Sarà così lasciata sola la candidatura di Follini? Sembra di sì, anche se cresce l’idea che se le cose dovessero andare diversamente, Mario Baccini, il ministro della Funzione pubblica, sarebbe pronto a entrare nell’agone. I numeri, lo ripete spesso lo stesso ministro, dopo Follini li ha soltanto lui, che può contare oltre che sui delegati del Lazio anche su quelli di diverse altre regioni. Non così Totò Cuffaro che dalla sua ha soltanto i numeri dei siciliani, che comunque sono 101 in più dei laziali. Glissa su queste ipotesi l’interessato che ribadisce che il suo obiettivo principale è quello di puntare a una «Udc forte per arrivare al Ppe».
Il Ppe italiano rimane quindi «l’asse portante» della proposta di Baccini. Proposta che esce rafforzata dalla decisione di Berlusconi di andare alle prossime elezioni con tutti i simboli della Cdl. «Noi ex-democristiani - ribadisce Baccini - abbiamo fatto una grande traversata nel deserto. Adesso intendiamo costruire pensando al domani senza errori. È necessario un dibattito serio per definire il partito che vogliamo».
Chiusa l’ipotesi di candidatura di Giovanardi, si affaccia sulla scena quindi quella di Mario Baccini, che più che un folliniano si è sempre definito un casiniano. E il ruolo del presidente della Camera nelle evoluzioni prossime del centrodestra non è ancora ben chiaro. «Casini - sottolinea Baccini - è il padre nobile senza il quale non ci sarebbe l’Udc». Il presidente della Camera sarà ovviamente in prima fila al congresso del suo partito, ma non è detto che sia lui a chiudere i lavori. «Dipende», dicono nel suo entourage. Bisognerà vedere se sarà necessario rafforzare la candidatura di Follini e tenere saldo il rapporto con il premier Berlusconi. Non a caso ieri tra gli invitati al pranzo «politico», accanto a Fini e Follini c’era anche Casini. L’ipotesi del Ppe che verrà lanciata al congresso deve fare i conti infatti con la possibilità di tirare dentro Fini e con la volontà di Berlusconi di cedere la sua leadership alle elezioni del 2006. Ma, da quanto riferito dallo stesso presidente del Consiglio ai cronisti lasciando Montecitorio al termine della colazione di lavoro, sia Follini che Casini hanno insistito perché Berlusconi rimanga il candidato premier. Su questi diversi atteggiamenti si giocherà la battaglia del secondo congresso Udc, dove nulla sembra scontato e dove bisognerà capire se le fughe di questi mesi, da Lombardo a Rotondi, da Sergio D’Antoni a Giampiero Catone, indeboliscono o no il partito di Follini. Il partito (e Follini) si sono dotati di nuove energie, come quella di Mario Baccini, Beppe Drago, Giampiero D’Alì, Rodolfo De Laurentis, Erminia Mazzoni, che nel governo hanno sempre tenuto il punto sulle posizioni dell’Udc, scontrandosi spesso con il resto della Cdl.

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