Udc spaccata sui candidati ma scarica la sinistra: «Mai alleati di questo Pd»

Col centrodestra? Con la sinistra? Da soli? A un semestre dalle elezioni comunali riparte il rebus Udc. E per ognuna delle opzioni in campo c’è un pezzo di partito. L’ex candidato alle Provinciali - oggi consigliere regionale - Enrico Marcora, vedrebbe bene «un cartello civico con centro e centrosinistra», magari con Albertini («interessante») ed esclude un appoggio alla Moratti: «Non ha brillato - dice - e noi siamo sempre stati autonomi negli ultimi anni, non sarebbe coerente una soluzione diversa». Una parte della base su questo rumoreggia. «È chiaro - ci spiega un consigliere di zona - Marcora lavora apertamente a questo scenario, ufficialmente per una lista di centro ma in realtà per un’alleanza col Pd al ballottaggio. Una prospettiva che è molto difficile spiegare ai nostri elettori».
La linea-Marcora, insomma, con un’Udc sola o che guarda a sinistra, può riaprire una voragine verso il centrodestra. E sarebbe molto difficile da digerire, per esempio, per il consigliere comunale Pasquale Salvatore, che è vicepresidente della commissione Urbanistica e ribadisce sempre la sua appartenenza alla maggioranza.
La novità è che il neo coordinatore provinciale del partito, Alessandro Sancino parla in modo molto netto di preferenze e prospettive: «Quella di Marcora - dice Sancino - è una posizione personale, e fa parte di un dibattito democratico interno in cui chi ha voti e consenso farà emergere la sua linea». La premessa è d’obbligo: «La decisione sulle Comunali sarà presa nel congresso locale di fine novembre, e noi intendiamo parlare prima di tutto ai milanesi, di progetti e proposte».
Detto questo, la posizione di Sancino appare molto diversa da quella di Marcora, cui peraltro è subentrato in Consiglio provinciale come candidato più votato. «Io non apro al Pd, dubito che potremo fare un’alleanza - dice - Nel centrodestra ci sono gli scontenti della Moratti, ma la sinistra è in balia di Pisapia». Un’intesa con l’ex deputato di Rifondazione è esclusa in modo categorico: «Se pensa che la priorità di Milano siano le unioni di fatto si sbaglia di grosso, forse è la priorità di qualche salotto, non certo della gente. La nostra priorità è l’Agenzia per la famiglia». «Ma poi di che Pd parliamo? - chiede - se fosse Enrico Letta bene, se è un Pd laicista, libertario e lassista neanche a parlarne». E Marcora su questo «condivide».
Albertini è visto «molto positivamente», ma i fianiani - non meno laicisti di certi pd - non riscuotono grande entusiamo: «Non vogliamo una somma di sigle, ma un grande cartello civico», dice Sancino. L’ipotesi più gettonata è una corsa solitaria, ma «non è detto che il partito - conclude - non torni nel centrodestra», «con la Moratti vogliamo sederci e parlare».