Udeur e Radicali contrari. Così il "golpe" può fallire

Tempi lunghi, maggioranza in bilico nel voto parlamentare La via d’uscita può essere azzerare tutto il Consiglio

Roma - Il colpo di mano sulla Rai del ministro dell’Economia Padoa-Schioppa dovrà comunque sottostare al complesso iter normativo che regola Viale Mazzini. In primo luogo, non si potrà riunire l’assemblea per la revoca di Angelo Maria Petroni in tempi rapidissimi. Una convocazione ad horas sarebbe possibile con una richiesta controfirmata da quattro consiglieri d’amministrazione mercoledì prossimo. Oltre ai tre dell’Unione (presidente escluso) sarebbe necessario l’ok di un membro in quota Cdl. Ipotesi da escludere. Si dovrà così procedere alla convocazione dell’assemblea ordinaria da parte del presidente che richiede 15 giorni e la pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale.
Ma anche in questo caso l’Unione dovrà nuovamente scontrarsi con la «vecchia» legge Gasparri. Il comma 8 dell’articolo 20 prevede che «il rappresentante del ministero dell’Economia nelle assemblee convocate per l’assunzione di deliberazioni di revoca esprime il voto in conformità alle deliberazioni della commissione di Vigilanza Rai». L’organismo presieduto da Mario Landolfi dovrà in qualche modo «ratificare» il mini-golpe di Tps. In teoria, non dovrebbero esserci problemi considerato che, sulla carta, la maggioranza ha 23 voti su 40. Ma Udeur e RnP, i partiti meno propensi allo scontro frontale, hanno un rappresentante ciascuno. Quindi le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
La strada suggerita dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, sarebbe più facilmente praticabile. Il Guardasigilli ha suggerito al Cda di dimettersi in blocco in modo che si possa procedere all’elezione di un nuovo consiglio con un presidente in area Cdl che controbilanci il potere del direttore generale in quota Ulivo. L’attuale tandem Petruccioli-Cappon è stato definito «uno squilibrio che non si tiene in piedi politicamente». Iniziativa lodata dal presidente di An, Gianfranco Fini («un dovere di correttezza istituzionale»).
Il ricambio dell’intero vertice consentirebbe migliori margini di manovra politica. Per l’elezione dei nove consiglieri, infatti, la legge Gasparri prevede il voto di lista. Sette amministratori (4 maggioranza e 3 opposizione) sono indicati dal ministero sulla base delle delibere della commissione di Vigilanza e un nominativo è formulato direttamente dal Tesoro. Il presidente viene scelto da Via XX Settembre ma la nomina diviene efficace dopo l’ok della Vigilanza a maggioranza dei due terzi. Il rituale «politico» e l’obbligo di convocazione almeno 30 giorni prima dell’adunanza renderebbero molto più semplice comporre contrasti che attualmente appaiono insanabili. La strada del ddl dell’esecutivo per la riforma del governo societario Rai (Cda ridotto a 7 membri con voto a maggioranza qualificata delle Camere) appare solo un diversivo visti i tempi lunghi di attuazione. E con i giornalisti dell’Usigrai pronti allo sciopero non è il caso di perdere tempo.