Udine si ribella al camposanto per soli musulmani

COMUNE Il benestare è arrivato della giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Furio Honsell

nostro inviato a Udine

È un pezzo di camposanto alla periferia nordorientale di Udine, in frazione Paderno, là dove la città diventa campagna e i merli si stagliano in volo sullo sfondo delle montagne. In quest’angolo di terra friulana dove ancora suonano le campane, ricaveranno duecento fosse scavate in senso obliquo, orientate sull’asse Nordest-Sudovest, per consentire a chi vi riposerà di guardare per l’eternità in «direzione della Mecca». Così ha chiesto e ottenuto la comunità islamica, circa cinquemila persone raccolte attorno a due circoli culturali. E così c’è scritto, claris verbis, anche sulla mappa ufficiale con timbri e intestazioni del Comune. Sì, un cimitero di osservanza musulmana, il primo e l’unico in questo estremo angolo d’Italia dove anche il saluto in lingua friulana che qui si scambia la gente - «mandi» - ti augura di mantenerti a lungo con Dio.
La scelta della giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Furio Honsell - genovese, professore di statistica, ex rettore dell’ateneo locale e divenuto celebre qualche anno fa come inspiegabile ospite fisso della trasmissione di Fabio Fazio - è passata ai voti in Consiglio il 28 settembre scorso. Senza comunicazione preventiva, né tantomeno uno straccio di parere richiesto alla brava gente di Paderno. Circostanza, questa, ammessa con un certo imbarazzo dallo stesso assessore alla Qualità della Città (sic!), responsabile anche dei servizi cimiteriali, Lorenzo Croattini.
Comunicazione e parere preventivo che sarebbero stati quanto meno doverosi, visto il tema «sensibile» di cui si tratta. Invece il progetto è stato approvato con 30 voti a favore e 7 contro. Per dovere di cronaca, oltre ai consiglieri di maggioranza, a dire «sì» sono stati anche alcuni esponenti del centrodestra. Già che ci siamo, facciamone i nomi: i tre dell’Udc (Giovanni Barillari, Marco Piva e il rappresentante più emergente del partito in città, Fabrizio Anzolini, giovane di palesi belle speranze in quanto fidanzato con una figlia del leader nazionale, Pier Ferdinando Casini); una tale Orlanda Primus, esponente della lista Sos Italia; e per non farsi mancare nulla, anche due consiglieri del Pdl, Piergiorgio Bertoli e Stefano Arpino, due ex An evidentemente decisi a seguire Gianfranco Fini nella sua svolta terzomondista.
«La giunta ha così chinato la testa di fronte a una richiesta degli islamici irrispettosa dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione. Nonché, a ben vedere, pretesa autosegregazionista, alla faccia della loro conclamata volontà di integrarsi», sbotta Luca Dordolo, capogruppo in Comune della Lega Nord, da subito impegnata a raccogliere firme nei mercati rionali. «Il sabato ne abbiamo una media di cento ogni ora». Dordolo cita a monito il precedente del comune di Arcene, nella Bergamasca, dove la giunta di centrosinistra, pioniera in questo genere di scelta, ha dovuto poi aprire, su pressione degli islamici, un ingresso riservato e addirittura togliere il simbolo della croce per non urtarne la suscettibilità.
Uno dei più fieri oppositori del progetto udinese, Natale Zaccuri (Pdl), consigliere comunale da sette legislature consecutive, si dice «profondamente contrariato da questo modo di governare, fuorviante in quanto condizionato dall’ideologia». E sottolinea anche lui come quella «pretesa di un’area cimiteriale senza “promisquità” con gli altri defunti sia testimonianza di tutto meno che della volontà di integrarsi». Nutre poi dei dubbi, Zaccuri, se si sia effettivamente trattato di «una richiesta specifica della comunità musulmana residente o piuttosto di un’iniziativa spontanea della maggioranza».
L’assessore Croattini risponde esibendo una richiesta risalente al ’99 e fatta da tale Sante Ciccarelli, friulano convertito all’islam, per conto del Centro culturale islamico di via del Vascello. Dieci anni fa. Ma oggi da chi? L’assessore mi rimanda a Hosam Aziz, egiziano, iscritto al Pd e «titolare di un fast food - ci tiene lui stesso a sottolinearlo - all’americana». Aziz, che si dice «laico come la maggioranza della nostra comunità, dato che alla preghiera del venerdì ci vanno al massimo 150 fedeli su 5mila», conferma che la richiesta al Comune è stata fatta, congiuntamente, dai frequentatori del centro culturale già citato e da quello sorto più di recente in via San Rocco. «Richiesta nata - spiega svicolando alle domande sulla loro volontà di integrarsi anche post mortem - dalla necessità di evitare i costosi reimpatri per inumare le salme nei diversi Paesi di origine». Richiesta comunque accolta dal Comune, fatta propria e infine votata.
Ma le parole e gli argomenti della politica, specie su un tema come questo, non possono avere la presunzione di dire o di spiegare tutto. Così, la luce della Ragione finisci per trovarla proprio in un uomo della Fede, e soprattutto di evidente buon senso, monsignor Pierluigi Mazzocato, parroco della frazione di Paderno. Che, fatta la doverosa premessa che «mai e poi mai la Chiesa si sottrarrebbe all’opera di misericordia della sepoltura», ricorda come i nostri «non siano più cimiteri confessionali», essendo ormai prassi indiscussa quella di accogliervi le persone di tutte le fedi o addirittura senza fede. «In fondo ci siamo adeguati anche noi cristiani alle norme cimiteriali, accettando per esempio la cremazione, un tempo vista come affronto alla nostra fede. Perché integrarsi in un Paese - aggiunge - significa accettarne anche le leggi civili». Don Pierlugi non vede insomma la necessità di un’area riservata agli islamici. «L’orientamento verso la Mecca? Sarebbe possibile anche tra le altre tombe, basta che loro lo accettino. Non starebbe a un prete dirlo, ma dovremmo auspicare che questa gente si laicizzasse un po’». E invece...
E invece oggi vanno così, le cose, in questa Udine che i suoi vecchi abitanti fanno fatica a riconoscere. E passi per le buche che nessuno più ripara. Passi per il ridicolo limite di 20 chilometri all’ora imposto in certe vie anche alle biciclette, pena una multa di 80 euro. Passi per i sensi unici cambiati da un giorno all’altro con la capricciosità di un bambino dispettoso. Passi ancora per la frase «ma in fondo sono creature della natura», usata un giorno dal vicesindaco Vincenzo Martines (Pd) in risposta a un cittadino preoccupato dei topi che fanno capolino nelle strade vicine alle rogge. Quello che però la gente di qui sembra essersi stancata di far passare - pur senza sbraiti né grida, com’è sua tradizione - è che un sindaco foresto non sembri nemmeno sforzarsi di sapere che cosa voglia davvero dire «mandi».