Udinese, una Babele in cima alla torre: "Non siamo il Barça"

Friulani sempre in testa. Guidolin vola con il solito cocktail di stranieri Benatia l’uomo del giorno. Poi ci pensa Di Natale

«È un primato che ci gusteremo per tutta la sosta. Una gran bella soddisfazione». Sapete com’è Guidolin, sembra calmo ma gli si arrota in bocca la lingua quando succedono certe cose. È come se non riuscisse a rimanere fermo e gli vibra tutto. Qui non si tratta solo di commentare il 2-0 al Bologna, qui ci sono undici punti, sette reti fatte e un solo gol subito dopo la cessione di Alexis Sanchez, il pezzo che se lo spostavi ti faceva crollare il tetto. Adesso al suo posto ci sono una cinquantina di milioni in cassa e Gabriel Andrei Torje, 21 anni, uno che a gennaio del 2008 firma un contratto di cinque anni con la Dinamo e pochi mesi dopo viene filmato mentre canta l’inno della Steaua. La Dinamo lo aveva pagato due milioni al Poli Timisoara, la cifra più alta per un trasferimento interno al campionato romeno, e la Steaua è la nemica storica. I dirigenti della Dinamo volevano mangiarselo. Girò la voce che era ubriaco, ma era anche la festa dei suoi 19 anni, un po’ come la storia di Balotelli a cui tirano il pacco della maglia rossonera e lui la indossa. Anche per Gabriel Torje sembra ci sia sotto lo zampino di quelli della Steaua. Pozzo se l’è portato via e lo ha salvato, lo avevano perfino minacciato. Uno così è pronto per giocare qui da noi, poi magari Guidolin lo toglie e dietro a Totò Di Natale ci mette Diego Fabbrini, un altro ventunenne, dicono sia il meglio in circolazione a quell’età.
Come facciano i Pozzo se lo chiedono tutti da anni. Poi gli parli, ti dicono che si tratta di metodo, di fidarsi, di circondarsi di chi non si ferma a una segnalazione e alla prima cassetta, vanno, tornano, ci ricapitano ancora. Uno come il franco marocchino Mehdi Amine Benatia El Moutaqui era sul taccuino dei due Manchester e del Chelsea, ma era al Clermont e per prenderlo è stato sufficiente tirar fuori mezzo milione. Non è facile capire cosa ci sia dietro, qui si esprimono a gesti, Benatia segna e si mette un pollice in bocca e l’altra mano sulla fronte: è la dedica alla sua bimba a letto con la febbre. Non ce n’è uno che parli la lingua dell’altro e quasi tutti stentano con l’italiano ma poi metti in campo il colombiano Armero, con il ghanese Asamoah e il cileno Isla e ti dimentichi perfino di Inler. Sono là in cima e gli mancano Barreto e Floro Flores, magari non due pezzi da paura ma poi gli fai fare gruppo e diventano imprendibili. Con Totò Di Natale siamo alle storie del calcio, stava buttando fuori da solo l’Arsenal dalla Champions.
Adesso qualcuno dirà che tutto è dovuto alla preparazione anticipata per via del preliminare per entrare nella fase a gironi. Ci sta. Francesco Guidolin non casualmente è conosciuto come lamentoso e lo fa anche quando è sotto il sole: «Stiamo calmi, arriverà la pioggia. E se sento uno che ci paragona al Barcellona mi arrabbio». Dice che la squadra gioca bene e sa come si fa, ma non è ancora matura: «Mi piace la concretezza. In serie A le partite sono sempre in bilico, e con il Bologna avremmo dovuto essere più cinici». Dopo il primo quarto d’ora ha ordinato di alzare il ritmo del gioco e l’hanno fatto. Avevano nelle gambe la trasferta a Glasgow di Europa League, si vede che nessuno li aveva avvisati. Eppure il Bologna non era certo così malmesso, nessun impegno infrasettimanale e una bella prova contro l’Inter, anche se adesso Bisoli rischia perché l’Udinese è forte, è prima in classifica, ma perdere contro una provinciale è sempre urticante. E anche se il Bologna le aveva addosso tutte, poco attento, senza idee, undici che vagano, zero squadra, il migliore Agliardi. Poi Armero va via e il maldestro Perez lo tira giù dentro l’area: è fatta perché sul dischetto va Totò Di Natale e Benatia aveva già segnato l’1-0. Appena fuori dal Friuli Pozzo fa: «Abbiamo giocato bene. Guidolin? L’allenatore ha sempre la sua importanza». Ma qui hanno funzionato tutti. E il mistero continua.