Ue allargata: i rom diventano «intoccabili»

Nell’immaginario collettivo di molti milanesi, «romeno» è diventato purtroppo sinonimo di «delinquente», ancor più di albanese o marocchino. Sono infatti romeni i protagonisti di molti fattacci di cronaca, dagli stupri al recente assalto organizzato ai negozi, e sono sempre romeni gli inquilini extracomunitari più numerosi delle carceri di San Vittore e di Rozzano. Quel che molti cittadini, tuttavia, non sanno, è che la maggioranza di questi trasgressori della legge sono romeni di passaporto, ma di etnia zingara e che sono considerati dai loro «connazionali» venuti qui a lavorare onestamente (come gli edili che hanno reso possibile il completamento per tempo delle infrastrutture per le Olimpiadi di Torino, e hanno dato un forte contributo alla costruzione della nostra Fiera) una autentica minaccia alla loro reputazione. Per maggiori informazioni, rivolgersi al Console generale.
Ora, per i romeni di Milano, veri e fasulli, sta per cambiare tutto: con il 1 gennaio il loro Paese entrerà a far parte della Unione Europea, e perciò non solo essi non avranno più bisogno del permesso di soggiorno per vivere e lavorare in Italia, ma non potranno neppure essere oggetto di decreto di espulsione: tanto per fare un esempio, i diciotto clandestini fermati giovedì durante lo sgombero del campo nomadi di via Macconago dovranno essere «sistemati» a cura del Comune come tutti gli altri; e se si dovessero ripetere episodi come quello della occupazione di Via Adda, non ci sarebbe modo di sbarazzarsi neppure dei più riottosi (salvo, naturalmente, che siano arrestati per avere commesso qualche reato).
Ma i problemi connessi con l’ingresso della Romania nella UE non finiscono qui. L’altro giorno, il vicesindaco De Corato ha lanciato l’allarme, pronosticando il prossimo arrivo, nella sola Milano, di altri 40.000 rumeni, e ha chiesto l’aiuto del governo centrale per gestire la nuova emergenza. Il guaio è che potrebbe addirittura avere peccato di ottimismo. Gli oltre 22 milioni di romeni saranno, dal 1 gennaio, i più poveri cittadini dell’Unione, con un reddito pro-capite di poco superiore ai 2.000 Euro, povertà diffusa e notevole (...)