La Ue «condanna» Mosca ma non chiude il dialogo

nostro inviato a Bruxelles

«Yalta è finita e un ritorno alle sfere d'influenza è inaccettabile!». Parole dure quelle che Sarkozy dedica a Mosca per la crisi nel Caucaso, che si accompagnano, però, a decisioni Ue che rigide non sono. Niente sanzioni per la Federazione russa. Solo un rinvio per il proseguimento del discorso sul partenariato economico cui Medvedev e Putin tengono moltissimo. Si deciderà se proseguire nel colloquio, dopo un viaggio l'8 settembre del presidente francese, accompagnato da Barroso e Solana, a Mosca. Dove chiederà l'applicazione completa dei 6 punti già sottoscritti tanto dai russi, che dai georgiani poche settimane fa. A cominciare dal ritiro completo delle truppe di Mosca dalle zone di proprietà di Tbilisi.
Tutti d'accordo al termine di un mini-summit che ha sforato di poco le previste 3 ore. Gli sherpa dei governi europei, nei giorni precedenti, avevano lavorato a lungo, ed evidentemente con profitto. Tant'è che sia la Polonia, che pure ha sollevato qualche obiezione all'inizio, che i Paesi baltici alla fine hanno sottoscritto senza problemi la dichiarazione finale votata all'unanimità. E in cui, condannato il riconoscimento unilaterale di Ossezia del Sud e Abkhazia da parte russa, e assicurato a Tbilisi che l'Europa sarà al suo fianco tanto negli aiuti umanitari che in un'opera di ricostruzione di cui i 27 si fanno carico, si fa presente che le relazioni tra Bruxelles e Mosca «sono ad un bivio» e che dunque «sta al Cremlino dimostrare chiaramente la sua volontà di procedere sulla strada della cooperazione».
Tutti d'accordo, ha notato soddisfatto Sarkozy. L'inglese Gordon Brown, che aveva tuonato giusto due giorni fa reclamando provvedimenti seri, ha invece taciuto ieri. Anche Svezia, Repubblica ceca e altri Paesi dell'Est europeo, che parevano avere intenzioni bellicose, hanno alla fine appoggiato la linea esposta da Sarkozy che teneva conto della posizione italo-tedesca, contraria a sbattere la porta in faccia a Mosca. Forse anche perché, nel frattempo, proprio dalla Russia giungono segnali di difficoltà: la borsa è ai minimi, il prezzo di petrolio e gas è in calo, gli investimenti all'estero sono guardati di malocchio. In sostanza sarà anche stata la Georgia ad avviare lo scontro, ma certo per Mosca la reazione militare - che per la Ue resta «sproporzionata» - si è trasformata in un boomerang pericoloso. Di qui, stando a Sarkozy che si è detto «ottimista» a riguardo, la decisione di procedere nella verifica del rispetto dei 6 punti, condizionando lo sviluppo delle intese economiche appunto al mantenimento degli impegni.
Tra una settimana la verifica del presidente francese a Mosca. Poi la decisione se proseguire nei colloqui tecnici nei tempi fissati (15-16 settembre) o un rinvio in attesa del disimpegno russo. Poi, se non ci saranno sorprese, a metà novembre il vertice euro-russo dove, a quanto ha fatto sapere Frattini, il suo collega francese Kouchner intende mettere sul piatto il discorso del futuro di Ossezia e Abkhazia.