Ue, delusione D'Alema. Agli Esteri la Ashton Il premier belga Van Rompuy presidente

Passa il ticket col candidato ufficiale del Pse, la britannica Catherine Ashton e il premier belga Van Rompuy. Sfumata la candidatura di Massimo D'Alema che incassa con fair play: "Un onore essere candidato, auguri ai nominati"

Bruxelles - Delusione per Massimo D'Alema, non ce l'ha fatta a diventare Mr Pesc. Il premier belga Herman Van Rompuy e la britannica di Catherine Ashton, nominati dai leader europei rispettivamente primo presidente stabile della Ue e primo nuovo Alto rappresentante della politica estera, ovvero ministro unico degli esteri della Ue. Contro le previsioni pessimistiche della vigilia, su maratone notturne e divisioni incolmabili tra i troppi interessi da far quadrare, la presidenza svedese di turno della Ue ha imposto il proprio ticket, emerso come vincente, dopo una breve consultazione tra i leader.

La baronessa Asthon L'esito del vertice è apparso quasi scontato dopo la decisione a sorpresa degli otto governi socialisti della Ue di candidare la britannica laburista Catherine Asthon, 53 anni, commissaria al commercio estero nella Commissione di José Manuel Durao Barroso, titolata baronessa, che ha scalzato l'ex premier italiano Massimo D'Alema nel ruolo di ministro degli esteri. Una mossa con la quale si sono neutralizzate due potenziali mine. La prima, rappresentata dall'insistenza del primo ministro britannico Gordon Brown sul nome dell'ex premier Tony Blair, temuto da diversi paesi (inclusi Francia e Germania) perché considerato una guida "troppo forte", che poteva fare ombra agli stati nazionali. E rifiutato da altri per la sua scelta di affiancare Bush nella guerra contro l'Iraq. La seconda, temutissima da Barroso, che deve passare al vaglio del Parlamento europeo, rappresentata dalla lobby rosa: le eurodeputate dei cinque più grandi parlamentari e molte eurovip hanno condotto una campagna di pressione a favore di candidature femminili, che alla fine è stata ascoltata: da oggi l'Europa ha la sua Madame Pesc, la sua Hillary Clinton.

I grandi sostenitori di Van Rompuy, cristiano democratico fiammingo, di 62 anni, sono stati il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma il merito di avere chiuso in modo indolore una partita che poteva essere molto controproducente per l'immagine dell'Europa nel mondo, è del premier svedese Fredrik Reinfeldt che con la tenacia e la pazienza di un 'diesel', ha portato a sintesi i tanti interessi e i diversi equilibri. E pazienza se il risultato è lontano alle grandi aspettative del dibattito lanciato otto anni fa per riformare le istituzioni europee e che puntava a dare all'Europa un suo George Washington.  

Fair play D'Alema "Faccio i migliori auguri alle persone che sono state nominate. È stato un onore essere stato candidato per un incarico così prestigioso in un momento così importante per l’Europa". Lo afferma D’Alema a proposito delle nomine dei nuovi vertici dell’Unione europea.

Schultz: "Peccato non sia candidato da governo socialista" Massimo D’alema è "un eccellente candidato" ma ha un problema "è il candidato di un governo non socialista". Lo ha affermato il capogruppo dei socialdemocratici al parlamento europeo, Martin Schulz arrivando al prevertice del Pse. "Come alto rappresentante dell’Ue per la politica estera - ha detto Schulz - Massimo D’Alema sarebbe un eccellente candidato come anche Miguel Angel Moratinos". "È sempre un candidato ed è sempre stata la mia proposta. Ma ha un problema - ha aggiunto - che è il candidato di un governo non socialista. Spero che la famiglia socialista avrà un candidato, che sia Massimo D’Alema o altri". Infine, in questo clima di grande incertezza, un’altra osservazione del capogruppo S&D a Strasburgo: "Chi entra nel conclave come papa spesso esce come cardinale".

Prodi: la Asthon? ma chi è?  "Hanno scelto Catherine Asthon? Ma chi è. Una baronessa? non la conosco....E' incredibile, sono scioccato. Mi dispiace per Massimo, sarebbe stato un ottimo ministro degli Esteri...". Cosi, Romano Prodi, commenta con l'ANSA la candidatura della britannica. L'ex premier e presidente della Commissione Europea, nella capitale americana per una conferenza sul dialogo tra Stati Uniti ed Unione Europea, non riesce a trattenere il suo stupore: "Francamente non me l'aspettavo, è una decisione sconvolgente". Quindi commenta le forti critiche che il Financial Times ha rivolto nei giorni scorsi a Massimo D'Alema: "S'é trattato di un attacco organizzato con grande cura per demolirlo: non s'era mai visto che un stessa testata parlasse male di una persona nel pezzo di cronaca, in un piccolo box e in un editoriale. E poi tirare fuori la storia del '98...Qualcuno mi dovrebbe spiegare che c'entrava con la nomina a mister Pesc". Ma ora i suoi rapporti con lui come sono? "Ottimi, ci siamo sentiti a telefono di recente". Ora che D'Alema rimane in Italia, c'é chi pensa che la sua presenza può essere ingombrante per il Pd e il neosegretario Pierluigi Bersani: "Si tratta di una sciocchezza messa in giro da chi vuole demolire Pierluigi. Bersani è Bersani, lo conosco bene. Ha una storia personale e non è certo il tipo di persona che si può considerare uomo di D'Alema o di qualsiasi altro leader". Poi, però il pensiero di Romano Prodi torna alla nomina di Catherine Ashton. Non si dà pace. E prima di infilarsi in macchina, torna a chiedersi tra sé e sé, ma a voce alta:"Ashton, Ashton...Ma chi è? Credo di non averla mai incontrata...Che razza di scelta inspiegabile, sono veramente sconvolto...".