La Ue detta le regole ai piani salva banche Via libera a Parigi

Via libera della Commissione europea al piano di salvataggio bancario del governo francese. Riguarderà i sei principali istituti di credito transalpini: Bnp Paribas, Société Générale, Crédit Agricole, Caisse d’Epargne, Banque Populaire e Crédit Mutuel. L’intervento di ricapitalizzazione potrà arrivare fino a 21 miliardi di euro, ma Parigi ha annunciato che, per il momento, si limiterà a 10,5 miliardi.
Lo Stato assumerà partecipazioni sottoscrivendo titoli di debito subordinato, remunerati mediamente all’8%. Il tasso di remunerazione sarà a tasso fisso per i primi cinque anni e a tasso variabile negli anni successivi.
Il «sì» del commissario alla Concorenza, Neelie Kroes, al piano francese arriva dopo settimane di polemica tra Parigi e Bruxelles, e giunge contemporaneamente all’approvazione delle «linee-guida» europee per gli interventi pubblici a favore delle banche. Presto dovrebbe giungere l’ok ai piani della Germania (che dovrebbe modificare alcuni passaggi che riguardano la Commerzbank) e dell’Austria. La Kroes formula un giudizio positivo sul piano francese, che fornisce «garanzie sufficienti che i capitali messi a disposizione dallo Stato siano effettivamente usati per finanziare l’economia reale, senza provocare distorsioni della concorrenza». Gli aiuti dovranno essere utilizzati per mantenere il livello del credito alle imprese, e non in azioni aggressive nei confronti delle banche che non hanno beneficiato dei sussidi. Non solo. Le banche dovranno impegnarsi a definire norme sulla remunerazione dei dirigenti e dei trader, limitando stipendi e buonuscite.
Gli interventi pubblici di sostegno dovranno essere limitati nel tempo, ricorda la Commissione, e durare solo per il periodo di crisi finanziaria. In alcuni casi, si dovrebbe prevedere un cambio di management o di governance. Quanto, infine, agli interessi da pagare allo Stato, la Commissione indica che le banche più a rischio dovrebbero, in linea di principio, pagare un tasso di remunerazione maggiore. In sostanza, ci deve essere differenza tra banche «fondamentalmente in equilibrio» e banche che presentano profili di rischio più elevato.