Ue, è guerra sul mercato dell’energia

Parigi e Bonn annunciano un’opposizione durissima

da Milano

La Commissione europea ha presentato ieri le sue proposte di riforma del mercato elettrico e del gas che si muovono essenzialmente in due direzioni. La prima prevede la separazione proprietaria tra produzione e fornitura di elettricità, con una opzione «secondaria» che dà la possibilità di mantenere la proprietà affidando la gestione a un operatore indipendente controllato da un’Authority. La seconda è invece una clausola di salvaguardia (destinata innanzitutto alla russa Gazprom) per far sì che gruppi non europei che vogliono acquistare il controllo o anche solo quote importanti delle reti rispettino «le stesse regole sulla separazione tra attività di produzione e reti richieste alla società europee in modo inequivocabile». L’obiettivo è quello di aumentare la concorrenza e contenere i prezzi dell’energia a tutto vantaggio dei consumatori. A questo fine verrà anche costituita un’Agenzia europea per la cooperazione tra le Autorità nazionali che potrà prendere «decisioni di natura obbligatoria». L’iniziativa ha però trovato l’annunciata, violenta opposizione dei governi di Francia e Germania, spalleggiati dai grandi gruppi locali. Contrari sono una dozzina di Paesi, mentre Gran Bretagna, Stati nordici e centroeuropei, e Italia sono favorevoli. Proprio l’Italia si trova però in una posizione particolare, in quanto ha da tempo effettuato la separazione societaria della rete elettrica (con la nascita di Terna, oggi controllata dalla Cassa depositi e prestiti), mentre l’ad dell’Eni, Paolo Scaroni, non ha nascosto la sua contrarietà a perdere il controllo di Snam Rete Gas.
Guardando i numeri la proposta della Commissione dovrebbe passare, guardando invece i nomi degli oppositori non è difficile prevedere una battaglia durissima, anche se il presidente dell’esecutivo europeo, José Manuel Barroso, ha detto di prevedere l’approvazione del «pacchetto» per la liberalizzazione entro il 2009. Il ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde, ha detto che cercherà di unificare gli oppositori per dare battaglia; più diplomatico il ministro tedesco dell’Economia, Michael Glos, che si è detto «molto scettico» sulla separazione reti-produzione. Ma la sostanza non cambia. A fianco dei governi sono scese le tedesche E.On e Rwe, mentre l’inglese Centrica e la svedese Vattenfall, che vogliono crescere sul mercato continentale, appoggiano la liberalizzazione Ue. E anche l’Enel è favorevole.
Infine Gazprom: i suoi accordi con l’Eni non contraddicono le proposte della Commissione, ha detto il commissario Ue all’Energia, Andris Piebalgs. Da parte sua il gruppo russo ha affermato di condividere l’obiettivo europeo di forniture sicure, ma, ha aggiunto, vuole un dialogo per far sentire la sua voce.