La Ue: «I cantieri Tav in Valsusa devono aprire entro mercoledì»

Mezza sinistra accusa Prodi: «Un silenzio incomprensibile». Lui replica: «Io lavoro tacendo»

Stefano Filippi

Il viaggio da Bruxelles alla Val di Susa è stato inutile. Nemmeno Loyola de Palacio, l’ex commissario europeo ora coordinatrice responsabile del futuribile collegamento tra Lisbona e Kiev (il cosiddetto Corridoio 5), è riuscita ad aprire un cuneo nella diga eretta da sindaci e amministratori piemontesi contrari a far passare le ferrovie del domani. L’incontro di ieri mattina nel municipio di Bardonecchia doveva sbloccare lo stallo in vista della scadenza del 30 novembre, quando dovrebbe aprire il primo cantiere per i treni ad alta velocità (Tav) nel paese di Venaus. Ma il vertice si è chiuso con un nulla di fatto. «Abbiamo detto alla de Palacio - ha sintetizzato Elena Pognant, giovane sindaco di Borgone di Susa - che, se vuole discutere, il cantiere non deve aprire». Ma lei ha ribattuto: «Se volete discutere voi, accettate l’inizio dei lavori e poi parliamo del resto». Muro contro muro.
Al termine di due ore e mezzo di confronto, l’ex commissario spagnolo è stato irremovibile: mercoledì il cantiere sarà avviato. Probabili quindi altre manifestazioni come quelle delle scorse settimane, con traffico bloccato e scontri con le forze dell’ordine. La tensione resta altissima e gli amministratori sperano soltanto di evitare altri incidenti. «Lavoreremo per organizzare una protesta forte ma pacifica», ha promesso il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano. I suoi colleghi sono stati drastici. «Un incontro orribile dove è prevalso il dilettantismo», ha tagliato corto Beppe Joannas, sindaco di Bussoleno. «Solo frasi fatte - ha aggiunto il primo cittadino di Chianocco, Mauro Russo -: qualunque cosa diciamo la risposta è sempre la stessa, che la Torino-Lione è un’opera strategica, ineludibile, indispensabile». «Nulla di nuovo - sono state le parole di Antonio Ferrentino, presidente della comunità montana Bassa Valsusa -. Ci è stato detto che spostare la data dell’avvio dei lavori a Venaus è impossibile. Ci resta ben poco da aggiungere».
Per Loyola de Palacio ogni ulteriore ritardo è inaccettabile. «Il 30 novembre deve aprire il cantiere della Torino-Lione e lo stesso giorno può partire un tavolo con gli enti locali. Ci vuole buona volontà da entrambe le parti ma finora dai sindaci non è venuta nessuna presa di posizione costruttiva. Quelli di Venaus sono lavori preliminari per definire il progetto, non è l’inizio vero e proprio dell’opera ma una tappa indispensabile per non perdere i circa due miliardi di euro di finanziamenti europei». E anche per sfruttare la disponibilità francese sbloccatasi dopo anni di diffidenza. Ora gli ostacoli sono tutti al di qua delle Alpi. L’ex commissario Ue ha anche replicato agli ambientalisti: «La nuova linea veloce migliorerà la qualità della vita in Valsusa perché trasferirà traffico dalle strade alla ferrovia e aumenterà la competitività economica di tutta la zona». Un gruppo di esperti europei di trasporti potrebbe presto raggiungere il Piemonte per studiare soluzioni condivise.
Sul fronte politico, ieri le polemiche hanno investito Romano Prodi. I rappresentanti piemontesi di Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani hanno nuovamente chiesto all’ex presidente della Commissione Ue di «battere un colpo»: «A oggi non c’è stato alcun segno del nostro candidato premier e lo riteniamo un fatto grave. Deve farsi carico di riaprire il dialogo». Il portavoce di Prodi, Silvio Sircana, ha replicato in toni stizziti: «C’è chi lavora parlando e provoca qualche problema, e c’è chi, alla soluzione dei problemi, lavora in silenzio».