La Ue inguaia Prodi: «No a proroghe sul deficit»

Le imprese che utilizzano la legge Biagi escluse dai tagli del cuneo fiscale

Fabrizio Ravoni

da Roma

«Incomprensibile». Con un aggettivo uno dei portavoce della Commissione europea smantella la strategia sulla finanziaria di mezza maggioranza. Strategia che puntava (e, forse, ancora punta) a far slittare al 2008 la discesa del deficit sotto il 3%, pur di edulcolare la manovra da 35 miliardi di euro, prospettata dal governo con il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). Lo stop di Bruxelles al progetto avanzato dall’ala sinistra della maggioranza parte dall’applicazione del Patto di Stabilità. Il buon andamento delle entrate e la ripresa economica in atto in Italia impediscono alla Commissione di prendere in considerazione l’ipotesi di far slittare al 2008 la discesa del deficit sotto il 3%. L’obbiettivo - dice la Commissione - deve essere raggiunto nel 2007. In quanto non si stanno manifestando in Italia quelle «circostanze eccezionali» previste dal Patto, che potrebbero indurre la Commissione ad allentare l’invito al rigore.
E proprio l’atteggiamento (scontato) di Bruxelles è stato il piatto forte della colazione di lavoro a Palazzo Chigi fra Prodi, i suoi vice (Rutelli e D’Alema) ed i ministri economici (Padoa-Schioppa e Bersani). L’incontro è servito per definire le linee guida della legge finanziaria. Linee guida che verranno discusse giovedì prossimo dal Consiglio dei ministri. Per poi essere illustrate a sindacati e imprenditori. L’impostazione di massima dovrebbe seguire lo schema del Dpef. Vale a dire una manovra da 35 miliardi di lire, destinata, per 20 miliardi, a correggere la dinamica del deficit e 15 miliardi dirottati per interventi a favore dello sviluppo.
È assai probabile che la nota di variazione al Dpef (che verrà presentata contestualmente alla legge finanziaria), possa creare spazi di manovra di bilancio; pur mantenendo fermi gli interventi correttivi in 35 miliardi di euro. Ma si tratterebbe di un’operazione esclusivamente contabile; che dovrebbe restare nascosta nei conti pubblici.
Quest’operazione contabile sarebbe stato uno degli argomenti servito da Prodi ai vari ministri di spesa, convocati a Palazzo Chigi per cena. Un margine di spesa prospettato che potrebbe attenuare gli interventi in materia di sanità e previdenza: due capitoli che Padoa-Schioppa vuole aggredire con le riforme della spesa.
Nei pranzi e nelle cene a Palazzo Chigi sarebbe stata anche confermata l’intenzione di introdurre, da subito, un taglio del cuneo fiscale e contributivo di cinque punti. L’ipotesi a cui si sta lavorando è quella di «selezionare» le imprese a cui applicarlo. E la «selezione» verrebbe fatta in funzione delle aziende che assumono personale a tempo indeterminato. Insomma, verrebbero escluse quelle società che applicano la flessibilità del mercato del lavoro, introdotta con la Legge Biagi.
Per restare in materia, durante gli incontri sarebbe stato anche ribadito l’orientamento di modificare i criteri previdenziali e contributivi per i lavoratori autonomi. Modifica dei criteri che dovrebbe passare attraverso un aumento dei contributi ed il divieto di cumulo fra redditi da lavoro autonomo e pensione oltre un determinato tetto complessivo.
Al di là del rispetto del principio della concertazione, Padoa-Schioppa accelera il lavoro di preparazione della legge finanziaria in quanto all’Ecofin informale di Helsinki (previsto per il 7 e l’8 settembre prossimi) verranno approfondite le condizioni dei conti pubblici italiani. Vista la natura di «informalità», il Consiglio dei ministri dell’Economia dei Venticinque non adotterà alcuna decisione nei confronti dell’Italia. Ma per quella data il ministro dell’Economia vuole presentare ai colleghi europei un quadro di misure che rientrano nei paletti fissati da Bruxelles. Vale a dire, per usare le parole del portavoce europeo, «misure concrete che permettano all’Italia di rientrare, entro i termini stabiliti, nei parametri fissati dal Trattato». Cioè, sotto il 3% entro 2007. E proprio questo «invito» di Bruxelles fa andare di traverso la cena a molti ministri di spesa.