La Ue mette al bando il torturatore di cani

Dopo la sadica provocazione "culturale" di un artista alla biennale centramericana l'Ue corre ai ripari. Pioggia di lettere in redazione dopo la notizia pubblicata in prima pagina sul "Giornale"

Siamo a quota 152mila. Le petizioni on line contro il sedicente artista Guillermo Habacuc Vargas, piovono da tutto il mondo e si moltiplicano. Ora anche nel nostro paese la gente si sta muovendo per stigmatizzare la sadica iniziativa «culturale» di Habacuc e impedire che l’autore possa replicarla in qualche altro museo compiacente. Un cane lasciato morire di fame, con una corda al collo e una catena che lo tiene lontano da una scodella di cibo, è tortura. Qualcuno la spaccia per arte.

La Ue, intanto, ha deciso di mettere al bando l’arte omicida chiudendo le porte dei principali musei ad Habacuc. Il commissario Frattini, promotore dell’iniziativa, ha già iniziato le consultazioni con altri delegati per verificare in che modo si possa vietare al costaricano di «esternare» al di fuori dai confini del suo paese. E mentre i politici stanno lavorando in questo senso, la gente protesta sonoramente.
Il fattaccio è noto ai lettori del nostro Giornale. Questo «artista» ha legato un indifeso cane randagio a una corda e lo ha fatto morire di fame e di sete in una galleria d’arte della Costarica nell’indifferenza dei visitatori che ne hanno anche ammirato l’agonia.

La notizia è stata efficacemente commentata da Mario Cervi che ha ben definito Habacuc un mascalzone e probabilmente un pazzo. «Sono strettamente consigliabili nei suoi confronti misure cautelari, una delle quali potrebbe consistere nel tenerlo legato a una catena, senza cibo», scrive il nostro direttore. Parole condivise da molti lettori offesi che hanno scritto lettere infuocate per testimoniare la loro indignazione. «La scorsa notte non ho chiuso occhio - racconta Isabella Sforzini - la notizia mi ha sconvolto intimamente provocandomi un malessere profondo... ma possibile che nessuno sia riuscito, visitando la mostra, a tagliare quella maledetta corda e salvare quella povera bestia? In che mondo viviamo?». Piero Badoglio, confessa di «non aver potuto leggere altro se non il titolo dell’articolo e il richiamo in prima pagina». Roberto Bellia, invece, parla di «vigliacca sopraffazione» e si domanda fino a che punto «l’uomo può degradarsi inseguendo la propria vanità». Giovanni Delle Monache conclude sostenendo che «l’uomo si crede intelligente ma rappresenta il peggior fallimento del Creato» e chiede «una giusta punizione che per un simile individuo capace di una violenza simile può solo essere l’eliminazione». Purtroppo, la speranza di Giovanni e di molti altri lettori non sarà esaudita perché il Costa Rica il signor Habacuc sembra gettonato a tal punto che potrebbe essere candidato a rappresentare il proprio paese alla prestigiosa Biennale Centroamericana Honduras 2008. Una candidatura che il mondo dovrebbe impedire e potrebbe farlo con una sollevazione popolare. Le petizioni on line servono proprio a questo, a isolare Habacuc nel suo delirio di onnipotenza.

E la macchina della protesta sembra ben avviata. «Che cosa vuole dirci l'artista con questa opera? Che l'uomo può ricavare fama e denaro da un cane, anche se in fin di vita?» si domanda Angela in uno dei siti Internet che sostengono la petizione. Una scelta che potrebbe screditare l’intera mostra internazionale se non fermato in tempo. Per questo anche il capogruppo dei verdi alla Camera Angelo Bonelli. invita a firmare la petizione online e chiedere così agli organizzatori della Biennale Centroamericana di non ospitare le opere di Habacuc. «Ci associamo alla richiesta del Commissario Franco Frattini affinché Italia e Unione europea chiudano le porte a questo sedicente artista».