La Ue: "No alle espulsioni di gruppo, devono essere individuali"

Avvertimento da Bruxelles: "Attendiamo la notifica del decreto, valuteremoil rispetto delle norme dell'Unione"

Bruxelles - Le espulsioni di cittadini comunitari sono possibili esclusivamente su base individuale e con motivazioni circostanziate, quelle di gruppo sono "vietate". Lo hanno detto a chiare lettere Johannes Laitenberger, portavoce della Commissione europea, e Friso Roscam-Abbing, portavoce del commissario alla Giustizia, alla Libertà e alla Sicurezza Franco Frattini. Entrambi hanno sottolineato che Bruxelles attende che l’Italia notifichi alla Commissione il decreto sulle espulsioni, per poi valutarlo sulla sua compatibilità con le norme comunitarie. Il portavoce ha sottolineato che la norma Ue «da un lato garantisce il diritto dei cittadini comunitari di trasferirsi e risiedere nel territorio di altri Stati membri; dall’altro autorizza gli Stati membri ad agire nei confronti di cittadini comunitari che non soddisfino criteri richiesti o pongano una minaccia alla pubblica sicurezza o sanità».

"Vietate le espulsioni di gruppo" Tuttavia la norma prevede che oltre i 90 giorni di residenza in un altro Stato membro, un cittadino comunitario debba dimostrare la capacità di sussistenza e avere una propria assicurazione sanitaria. «Ogni valutazione - ha sottolineato Roscam-Abbing - deve essere individuale, circostanziata caso per caso, non può esserci una decisione di gruppo». Anzi, ha sottolineato Laitenberger, «è vietata qualsiasi espulsione di gruppo».

Roscam-Abbing ha comunque sottolineato che «al di sotto della soglia dei 90 giorni l’unica condizione richiesta ad un cittadino comunitario per risiedere in un altro Stato membro è quello di possedere un documento di identità». Il portavoce ha comunque spiegato che l’Italia aveva già recepito la direttiva Ue, il nuovo decreto è «un emendamento della legge di trasposizione». Il portavoce non ha voluto per ora sbilanciarsi sul contenuto del decreto, «ci esprimeremo quando sarà stato notificato», aggiungendo di dover «analizzare tutti i dettagli». «Non si tratta -ha aggiunto Laitenberger- di una valutazione presa a caldo o sull’aria, ma sulla base del parere degli esperti giuridici».
«Se dovesse emergere una prassi di azioni illegali (dal punto di vista delle norme comunitarie), in assenza di una risposta giudiziaria adeguata, vi sarebbe la possibilità di una procedura di infrazione». È quanto ha risposto il portavoce della Commissione europea Johannes Laitenberger, ai cronisti che gli chiedevano che cosa avrebbe fatto Bruxelles qualora dovesse ravvisare nella prassi italiana delle espulsioni di cittadini comunitari sulla base di misure di gruppo e non strettamente individuali come richiesto dalle norme Ue. «Si tratta - ha tuttavia precisato il portavoce - di uno scenario puramente teorico, non è la situazione di fronte alla quale ci troviamo al momento».