Ue, Onu e Usa a Gheddafi: "Basta violenze"

La delegazione libica all'Onu ha chiesto di condannare il "genocidio" messo in atto dal regime di Gheddafi. E Ban Ki-moon ha chiamato il colonnello per chiedere lo stop alla violenza sui manifestanti. Dura condanna dei 27 ministri degli Esteri dell'Ue

Tripoli - E' bollente il telefono di Muhammar Gheddafi. Il mondo si indigna di fronte alle notizie del massacro sui manifestanti in tutta la Libia. E si moltiplicano gli inviti al colonnello per mettere fine alla repressione violenta. Il vice ambasciatore libico all’Onu ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito "un genocidio" perpetrato dal regime libico e ha chiesto che venga istituita una no fly zone su Tripoli. Lo riferisce la Bbc nel suo sito internet. Secondo l’emittente britannica l’intera delegazione libica alle Nazioni Unite ha chiesto un’azione internazionale.

La telefonata di Ban Ki-moon Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha parlato oggi, a lungo, con il leader libico chiedendogli di cessare ogni violenza. Il documento non precisa se il colonnello si trovi ancora in Libia. Ban Ki-moon, nel "lungo colloquio" avuto con Gheddafi, ha ribadito al leader libico "la necessità di rispettare le libertà basilari e i diritti umani, compresi quello all’informazione e all’assemblea pacifica". La nota diffusa dalle Nazioni Unite riferisce che Ban Ki-moon e Gheddafi hanno avuto una "lunga discussione" telefonica sulla "situazione del Paese", una situazione "che sta deteriorando".

La condanna dell'Ue L’Unione europea "condanna" la repressione delle manifestazioni in Libia e chiede la "cessazione immediata" dell’uso della forza. Lo chiedono i 27 ministri degli Esteri Ue in una dichiarazione comune adottata oggi nella quale si chiede anche "a tutte le parti" di astenersi da ogni forma di violenza. "In particolare - si legge nelle conclusioni dei 27 ministri degli Esteri dell’Ue - il consiglio condanna la repressione in corso contro i dimostranti in Libia e condanna la violenza e la morte di civili". Gli Stati membri lanciano quindi un appello "per un immediata fine dell’uso della forza contro i manifestanti" e invitano "tutte le parti a mostrare moderazione. La libertà di espressione e il diritto di riunirsi pacificamente - si legge ancora nelle conclusioni del Consiglio - sono diritti umani e libertà fondamentali di ogni essere umano che devono essere rispettati e tutelati. Le legittime aspirazioni e le richieste di riforma della popolazione devono essere esaminate attraverso un dialogo aperto, inclusivo, significativo e guidato dagli stessi libici, che potrebbe portare ad un futuro costruttivo per il Paese e per la popolazione. Incoraggiamo con forza - affermano i 27 ministri degli Esteri dell’Ue - tutte le parti a procedere in questa direzione".

La Clinton: "Fermare il bagno di sangue" Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinché "sia fermato l'inaccettabile bagno di sangue". "Il mondo osserva allarmato la situazione in Libia" ha detto la Clinton in un comunicato, e gli Stati Uniti "si associano alla comunità internazionale per condannare fermamente la violenza". "Il governo libico ha la responsabilità di rispettare i diritti universali del popolo - ha aggiunto il capo della diplomazia americana -. E' tempo di fermare questo inaccettabile bagno di sangue". Il segretario di Stato americano ha aggiunto che l'amministrazione Obama "lavora intensamente con i suoi alleati nel mondo per far passare questo messaggio al governo libico".