Ue: ripresa «timida» in Europa e Italia

L’economia europea si è rimessa in moto dopo il 2009, che si aggiudica l’Oscar per l’anno peggiore nella storia dell’Ue. Tuttavia si tratta di una ripresa «timida e fragile», con l’incognita rappresentata dall’impatto della disoccupazione sui consumi delle famiglie. La Commissione di Bruxelles ha presentato le ultime stime sull’andamento dell’economia e dell’inflazione in Eurolandia: e le cifre non sono certo scoppiettanti. Per l’Eurozona, si prevede una crescita 2010 dello 0,7% e un’inflazione all’1,1%. Lo stesso 0,7% è stimato per l’Italia, dato leggermente inferiore all’1% ipotizzato dal governo. La ripresa nel nostro Paese sarà dunque «modesta», guidata da consumi privati e da esportazioni «relativamente vivaci».
L’Italia, spiega il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non è in declino, «ma resta un grande Paese, che però deve fare i conti con lo spiazzamento delle Regioni del Sud». Ma per uscire completamente dalla crisi, commenta il direttore generale della Confindustria, Giampaolo Galli, l’Italia dovrà aspettare il 2017, se i tassi di crescita si manterranno su livelli bassi come quelli previsti dalla Ue. Tantissime aziende, spiega, si trovano a fronteggiare fatturati del 30, 40 o 50% inferiori ai livelli pre-crisi e a questi ritmi di crescita torneremo spontaneamente ai livelli 2008 solo tra sette anni.
L’Europa, e con essa l’Italia, stanno uscendo dalla recessione più lunga e profonda della storia dell’Unione, commenta il neocommissario agli Affari economici Olli Rehn. Si sperava in una crescita più solida, ma gli ultimi sviluppi non sono molto incoraggianti, e la previsione resta dunque allo 0,7% nella media. Cresceranno un po’ di più Francia e Germania, intorno all’1,2%, ma la Spagna vedrà ancora un segno negativo (-0,6%) restando dunque in recessione. Ci sono poi le incognite legate alla Grecia a rendere ancora più grigio il quadro economico di Eurolandia. Tra i Paesi non euro, si ipotizza un buon andamento in Polonia (+2,6%) e piuttosto deludente invece (+0,6%) nel Regno Unito.
Analizzando la situazione italiana, la Commissione vede un rischio legato all’aumento della disoccupazione, mentre resta ancora «debole» la ripresa degli investimenti. Nessun problema sul fronte dei prezzi né in Eurolandia né in Italia: l’inflazione è stimata nell’1,1% e nell’1,7% rispettivamente.