Alla Ue la sinistra boccia Amato sugli immigrati

A dicembre un vertice riunirà i titolari dei dicasteri di Interno e
Lavoro dei 27 Stati membri per varare una disciplina comune sulla
materia. La maggioranza che in Italia sostiene il ministro dell’Interno lo ha sconfessato a Strasburgo sulla norma per l’espulsione di cittadini esteri

Strasburgo - È uno schiaffo in piena regola quello spedito ieri a Giuliano Amato da Strasburgo. E per di più ad opera della stessa sinistra italiana che a Roma lo sorregge. Il ministro degli Interni aveva rivendicato giusto 24 ore prima la correzione dell’«errore tecnico» del recepimento della direttiva comunitaria creata da Frattini, che impedisce l’allontanamento dall’Italia di chi, comunitario, non dimostri di aver trovato mezzi di sostentamento entro tre mesi? Socialisti e sinistra radicale gli hanno risposto bocciando un emendamento del Ppe che perorava il rispetto di quella norma da tutti e 27 i governi membri e la estendeva anche ai nuovi immigrati extracomunitari.

Il paradosso venutosi a creare è che uno zingaro romeno può esser mandato via dal Paese che lo ospita se non dimostra entro 90 giorni di avere i mezzi per mantenere sé e la sua famiglia (forse anche da noi, dopo che si sarà rimediato all’errore tecnico ammesso da Amato), mentre un immigrato extracomunitario, regolare o clandestino che sia, non subirà lo sfratto anche se non potesse dimostrare da dove provengono i suoi guadagni.

Stranezze della legislazione comunitaria. Come accade spesso quando giungono al voto vicende delicate e complesse come l’immigrazione. Le intenzioni magari sono le migliori, ma poi si rischia di cadere nel vano o nel ridicolo. Come nella relazione del socialista spagnolo Moreno Sanchez per prevenire la tratta dei clandestini - approvata anch’essa ieri - laddove si dichiara l’intenzione della Ue di dimezzare i decessi nelle traversate del Mediterraneo o di voler costringere i governi africani a dotare i migranti di documenti, quando poi la prima cosa che fanno è gettarli alle ortiche.

Vaneggiamenti a parte, c’è comunque da prender nota che per la prima volta nella Ue si cerca un minimo comun denominatore nella vicenda immigrazione. Forse anche perché spaventati dallo studio Onu (rimasto a lungo a giacere nei cassetti) che rileva 64 milioni di extracomunitari in Europa nel 2005 (il che ha fatto crescere la loro quota all’8,8% della popolazione complessiva) che potrebbero raddoppiare nel prossimo decennio.

Uno scenario da incubo che Bruxelles - secondo cui gli extracomunitari nei 27 Stati membri sarebbero 18 milioni - crede di poter stemperare varando un piano di «immigrazione legale» combattendo così quella illegale. La relazione, affidata all’italiana Lilli Gruber, prevede che gli stati quantifichino anno per anno le rispettive necessità di manodopera (bocciata un paio di settimane fa l’idea che fosse la commissione a decidere per tutti), che siano adottate sanzioni pesanti contro datori di lavoro che si servano di clandestini, che si creino permessi di lavoro di lunga durata con «carta blu» e si fissino diritti e doveri di chi giunge a lavorare nel Vecchio continente. Di contro, per bloccare la tratta dei clandestini si chiede l’impegno dei governi per potenziare la polizia di frontiera comunitaria, l’introduzione di registrazioni automatizzate per ingressi e partenze, il blocco delle sanatorie da parte degli Stati membri, una disciplina europea per i rimpatri.

Tutti temi che saranno messi sul tavolo a inizio dicembre nel vertice che accomunerà per la prima volta ministri degli Interni e del Lavoro dei 27, in modo da creare una comune disciplina europea per l’immigrazione. Almeno a livello di europarlamento, nessun problema per un rapido varo delle misure: 557 i sì (contro i 101 no) ottenuti dalla Gruber che ha invocato «più realismo e coraggio» da parte degli Stati membri. Resta in sospeso il nodo dell’espulsione dopo 90 giorni in cui non si sia cercato o voluto un lavoro. Vale in Europa per tutti i governi tranne quello italiano, per un cittadino Ue, ma non varrà per gli extracomunitari.