Ue, sotto tutela il commissario Mandelson

Bruxelles richiede come contropartita l’apertura ai servizi

da Milano

Sostanziale vittoria della Francia e dei suoi alleati (tra cui l’Italia) ieri all’Unione europea nello scontro che l’ha opposta al commissario Ue inglese Peter Mandelson sulla questione dei negoziati sui commerci internazionali. Oggetto del contendere: le concessioni da fare sulle importazioni di prodotti agricoli e sui finanziamenti all’agricoltura comunitaria, che vedono Mandelson più disponibile. Così i 25 Paesi dell’Unione hanno rinnovato il mandato per negoziare a Doha a Mandelson, che però sarà seguito passo passo dagli Stati membri, in particolare sull'agricoltura, il settore chiave di quello che rappresenta il round commerciale più ambizioso e complesso della storia. Ieri sera il presidente della Commissione Ue, in una «franca discussione» con il presidente americano George Bush a Washington, ha sottolineato che l’Europa è disponibile a ridurre le proprie barriere doganali sui prodotti agricoli (come richiesto dagli americani), ma che vuole in cambio un’eguale apertura dei mercati nel settore dei servizi.
Il consiglio straordinario Esteri Ue - che si è riunito a Lussemburgo - ha sottolineato nelle conclusioni finali che «su una base sistematica e regolare» i Venticinque verranno informati «sugli sviluppi dei negoziati» attraverso un gruppo di lavoro tecnico: molto meno di quel che pretendeva la Francia - che puntava ad un controllo più stretto e istituzionale - ma molto più di quanto voleva il commissario, che di fronte a negoziati complessi come quelli di Doha vuole mantenere un ampio margine di manovra.
La Francia si è opposta fin dall'inizio all'idea di ridurre le barriere alle importazioni perchè metterebbero in discussione la politica agricola comunitaria. Per Parigi il dossier agricolo rappresenta una sorta di ultima trincea per resistere al riorientamento delle scelte finanziarie comunitarie verso settori tecnologicamente più avanzati. Tenere strette le briglie del negoziatore europeo, che per di più è britannico, è diventata una condizione di prima necessità almeno sotto il profilo della forma. Tant’è vero che nelle ultime ore la Francia sembra aver ammorbidito le sue posizioni sul contenuto del negoziato commerciale globale e rispetto all'offerta della Commissione di ridurre le tariffe all'importazione sui prodotti agricoli del 20-50%.
Tracciando un bilancio della riunione, il viceministro alle attività produttive, Adolfo Urso, si è detto soddisfatto perchè di fatto, ha spiegato, «è stata recepita la proposta francese, sostenuta dall’Italia, di un gruppo di lavoro tecnico che assista la Commissione in ogni momento, per comprendere le conseguenze sul piano economico e sociale delle proposte europee nelle trattative». Urso nei giorni scorsi aveva anche criticato Mandelson per i ritardi nell’approvazione della normativa sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti importati, soprattutto nel settore tessile: «Credo che quello di Mandelson sia un ritardo colpevole» aveva accusato.
Ieri intanto il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha chiesto al governo e al ministro Gianni Alemanno maggiore fermezza nei negoziati con gli Usa: «Le concessioni in termini di tariffe doganali non possono mettere in pericolo la politica agricola comunitaria» ha affermato.