Ue, sul pacchetto ambiente passa la linea dell’Italia

nostro inviato a Bruxelles

Consiglio europeo "storico" quello che si apre domani a Bruxelles: in ballo il via libera irlandese alla Costituzione (Dublino pare intenzionata a ripensare il no, ma in cambio chiede la certezza di avere un suo commissario, cosa che Barroso ritiene legittima), ma ancora e soprattutto il pacchetto energia-ambiente che rivoluzionerà entro il 2020 l'approvvigionamento energetico del continente e, ultimo ma non per importanza, il sì a investimenti per 200 miliardi di euro, l'1,5% del Pil Ue, per fronteggiare la crisi.
«Senza accordo si va ad una crisi collettiva», mette le mani avanti Barroso, facendo sapere che dagli obiettivi messi a punto - 20% in meno delle emissioni di anidride carbonica e 20% in più di risparmio energetico e di aumento delle fonti alternative - lui non intende derogare. «Sono determinato a chiudere l'appuntamento con successo», chiarisce a sua volta Sarkozy.
Rispetto a qualche giorno fa, quando ancora si parlava di veti - Italia in prima fila per l'eccesso di spesa - il clima è cambiato. Barroso, pur non derogando dai principi, ha accettato la richiesta italiana di revisione nel 2014 delle rinnovabili (dopo che si sarà capito a Copenhagen, nella conferenza sul clima dell'Onu come si comporteranno Usa, India, Cina, Russia, maggior inquinatori del pianeta). C'è di più. Il presidente della Commissione ha ammesso ieri come sia necessario garantire «una equa distribuzione dei costi del pacchetto» con una certa «flessibilità di fronte a preoccupazioni giustificate».
La linea italiana insomma, pare aver dato buoni frutti, tant'è che Frattini, ieri in Parlamento davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato ha parlato di «importanti passi avanti verso il compromesso». Oltre alla clausola sul 2014, alcuni comparti manifatturieri dovrebbero essere esentati da multe per la produzione di Co2 e, infine, sarebbero conteggiati in quota italiana i risultati dell'eolico da noi costruito in Albania. Ancora non è tutto definito, come ha fatto sapere Berlusconi, invitato a pranzo da Napolitano al Quirinale proprio in prospettiva del summit. Ma Sarkozy annuncia che ci metterà del suo: con nuove proposte che annullino le residue riserve di Paesi come l'Italia e la Germania.
Angela Merkel infatti resta molto cauta sull'immissione dei 200 miliardi di euro come cura per l'economia. Non le è piaciuto il faccia a faccia tra Sarko e Brown di lunedì in cui i due hanno dato tutto per fatto. La Merkel si trova probabilmente in sintonia con Berlusconi, il quale non ritiene che si possa alterare troppo il Patto di stabilità ed è preoccupato che i più ricchi si mettano a distribuire aiuti di Stato. Anche perché nell'orizzonte di spesa europeo è apparso un finanziamento al gasdotto Russia-Germania coi fondi agricoli non ritirati dai 27 (tra cui l'Italia), che sfavorirebbe la costruzione di un altro gasdotto (Southstream) cui sta lavorando l'Eni insieme ai russi di Gazprom.