La Ue vuole più soldi dai paesi membri e vuole gestirli in proprio

Il Parlamento europeo è disposto ad accettare tagli alla «finanziaria» europea per il 2011 solo se i governi accetteranno di dotare l'Unione
europea di risorse proprie che consentiranno all'Europa di aumentare. La politica di spesa nel futuro

Il Parlamento europeo è disposto ad accettare tagli alla «finanziaria» europea per il 2011 solo se i governi accetteranno di dotare l'Unione europea di risorse proprie che consentiranno all'Europa di aumentare e di gestire in proprio la politica di spesa nel futuro. È il messaggio che il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, ha portato nel suo intervento al Consiglio europeo. Ad agosto scorso i 27 hanno deciso un aumento di spesa del 2,9%, a fronte di una proposta della Commissione pari al 5,9%. Il premier britannico Cameron entrando in riunione ha affermato che in un momento di grave austerity è impensabile aumentare la spesa dell'Europa. Ma Buzek, forte delle nuove prerogative del Parlamento (che secondo il Trattato di Lisbona ha l'ultima parola sul budget 2011, sul quale proprio ieri è cominciata la trattativa in dialogo con Commissione e Consiglio), ha riaffermato il principio che Strasburgo sarà disposta ad accettare la linea della moderazione solo se avrà garanzie di crescita futura. Ed ha sottolineato che dopo il suo discorso in Consiglio «sono intervenuti 10-12 leader» tra i quali lo stesso Cameron. «Rispetto il premier britannico - ha commentato Buzek - Abbiamo idee diverse ed è normale che sia così. È sul mettersi d'accordo che funziona l'Europa. Ed in Parlamento in 450 si sono detti a favore di un budget che abbia risorse proprie. Dal punto di vista del mio mandato ho un grande appoggio». «Capiamo che per i governi è davvero difficile tagliare le spese in casa e finanziare l'Europa - ha affermao Buzek - Il Parlamento è molto responsabile, ma manda un grande segnale politico. Discutere di una maggior capacità di spesa nel futuro significa discutere il futuro dell'Europa. È importante che si facciano politiche a favore dei cittadini, per l'occupazione, la ricerca, l'istruzione, le infrastrutture per i trasporti e per internet». «Trenta anni fa l'Europa si reggeva sull' 1% dei pil dei 12 paesi membri - ha sottolineato Buzek - ora è ancora l'1%, ma le competenze sono molto aumentate».