Uefa: "Faremo pulizia nei bilanci dei club"

Umberto Lago: "Un club deve vivere con i mezzi della gestione sportiva, non può contare sui soldi che arrivano dal presidente". Le dieci società più popolari d’Europa collezionano 5 miliardi di debiti

Guardiano dei conti, chissà se la definizione piacerà a Umberto Lago, professore associato di economia e gestione delle imprese presso l’Università di Bologna, il consulente italiano inserito dall’Uefa nel «Club Financial Control Panel». Vale a dire l’organismo creato per controllare i bilanci dei club. Con lui altri sette compagni di viaggio, fra esperti finanziari e legali, guidati dall’ex premier belga Jan-Luc Dehaene. A partire dalla stagione 2012-’13 questa commissione avrà il potere di escludere le società più indebitate dalla Champions League. Per chi non l’avesse capito, il calcio continentale, così mostruosamente indebitato, dovrà rivedere usi e costumi: una svolta epocale. «È l’inizio di una nuova era nel panorama europeo. Con il fair-play finanziario, l’Uefa vuole garantire trasparenza ed equilibrio nelle competizioni», la dichiarazione rilasciata da Michel Platini, il numero uno del calcio europeo, che non ha alcuna intenzione di tollerare i conti in rosso dei principali club europei. Secondo un recente studio, le dieci società più popolari del Vecchio Continente hanno collezionato 5 miliardi di debiti. Una mostruosità. Del genere: non è oro tutto ciò che luccica.

Qual è l’obbiettivo della commissione, professor Lago?
«È semplice e complesso allo stesso tempo. Le società dovranno vivere con i mezzi propri, quelli generati dalla gestione sportiva, non con i quattrini del presidente. Altrimenti continueranno a creare una spirale negativa che inevitabilmente farà crescere le spese e porterà i conti in negativo. Ma tutto sarà vano se le scelte individuali non saranno compatibili con il sistema».

Nei giorni scorsi c’è stata polemica fra Platini e Moratti sull’indebitamento dell’Inter. Chi ha ragione?
«Non conosco la situazione così a fondo da potermi esprimere, e comunque nello specifico non potrei mai rispondere».

Riformulo la domanda. In futuro una società potrà considerarsi in regola se avrà i debiti azzerati dal presidente?
«Assolutamente no. Dobbiamo intenderci sul concetto che i club saranno a posto solo se dimostreranno di essere autosufficienti sul piano economico».

Quali sono le entrate legittime?
«In linea di massima quelle relative al calcio, quindi plausibili con l’aspetto sportivo. Metteremo dei paletti, se no vale tutto. Esistono tuttavia situazioni border-line che vanno analizzate con grande attenzione. Le faccio un esempio. L’Arsenal ha inserito in bilancio i proventi ottenuti dalla vendita degli appartamenti costruiti nell’area del vecchio stadio. Giusto o no? Lo valuteremo».

C’è chi s’indebita per costruire uno stadio di proprietà e chi per rinforzare la squadra...
«Siamo agli antipodi. Di qui la necessità di valutare i bilanci con intelligenza. Se una società, a fronte di un debito di 100 milioni, mette in garanzia il valore pari o superiore dell’impianto, è in regola. Lo è anche quella che ha rate di mutuo sostenibili con il flusso finanziario. Diverso invece è il caso di chi va in rosso perché compra nuovi giocatori».

E la Juventus che intende autofinanziarsi con le entrate del nuovo impianto?
«È in linea con i tempi. I ricavi da stadio rappresentano una voce importante nel bilancio di una gestione sportiva».

Ma come si comporterà la task-force appena insediata?
«Il lavoro non è proprio agli inizi perché io e altri due colleghi siamo impegnati da oltre un anno su questo fronte. Nella prima fase vigileremo sulle licenze Uefa, valuteremo i bilanci alla luce delle regole da scrivere e metteremo sull’avviso le società con i conti in rosso. In un secondo momento ci occuperemo delle sanzioni da proporre all’Uefa. C’è comunque una filosofia da condividere...».

Quale filosofia?
«L’Inter, tanto per restare in Italia, è la squadra numero uno. Ma non può giocare da sola, ha bisogno di concorrenti».

Arriverete alla meta?
«Dobbiamo arrivarci, non possiamo convivere con un calcio che rischia la bancarotta e che, al contrario, deve cambiare il modo di operare».

Una curiosità. Per chi tifa?
«Sono di Vicenza e tifo per la squadra di casa, il vecchio Lanerossi».