Uefa, Milan senza difesa: il Wolfsburg centra il 2-2

Rossoneri due volte in vantaggio con Ambrosini e Pato, ma sempre
raggiunti. Svarioni in difesa. Senderos e Pirlo ko,
Dida salva il risultato. E ora la Uefa si complica

Milano - Volendo fare una battuta, alla ripresa della coppa Uefa il Milan riassaporerà un po’ di Champions. Nel senso che il pareggio di ieri sera e la mancata vittoria del girone, costringeranno gli uomini di Ancelotti ad affrontare nei sedicesimi di finale (domani il sorteggio) una delle otto squadre “retrocesse” dalla vecchia coppa Campioni. Volendo evitare battute, il Milan esce dalla sfida contro il Wolfsburg ancor più malconcio, sia nel morale che nella condizione generale: serviva una vittoria ed è arrivato un pareggio ed alla lista degli infortunati si sono aggiunti Senderos e Pirlo.

Ancelotti per una sera lascia in panchina l’albero di Natale e manda in campo un più equilibrato 4-4-2, disegnando un centrocampo con Zambrotta e Seedorf sulla fasce, Pirlo e Ambrosini a metà e con Shevchenko a muoversi alle spalle di Inzaghi. Ma di questi tempi al Milan, in fatto di infortuni, non gira per niente bene, Berlusconi alla festa di Natale di lunedì aveva ironicamente detto «Dovrò portarli tutti a Lourdes», e dopo otto minuti di gioco Ancelotti è costretto a voltarsi verso la panchina (dove siedono addirittura tre Primavera) e far entrare Kaladze al posto di Senderos: vero emblema di questa delicata fase della stagione rossonera. Nell’intervallo la diagnosi: lombalgia acuta, accompagnata da un affaticamento muscolare per Pirlo che resta negli spogliatoi, costringendo Ancelotti all’ennesima operazione di rattoppo di un centrocampo, ma anche di un Milan intero, funestato dagli infortuni. Ennesimo stop che ancora di più dovrebbe portare la dirigenza di via Turati a intervenire già durante il mercato di gennaio, come sottolineato ieri dallo stesso Galliani, dopo l’incontro con Berlusconi: «Non è semplice, ma ci stiamo ragionando, vediamo cosa possiamo fare». Ancora massimo riserbo sui nomi, era circolato quello del giallorosso Brighi ma, «non farei mai un dispetto alla Roma», smentisce Galliani.

Fortuna per il Milan che il Wolfsburg, forte di due risultati su tre per la vittoria finale del girone, non approfitta dell’animale ferito: le tre mezze punte schierate da Magath alle spalle di Dzeko non pungono, i tedeschi fanno tanto possesso palla, ma dalle parti di Dida si presentano soltanto una volta quando Dzeko può saltare indisturbato a fianco di Kaladze e colpire la traversa. È questo l’unica azione tedesca dei primi 45 minuti di gioco, nonostante Kaladze riproponga per ampi tratti la versione casalinga dell’infelice prestazione torinese contro la Juventus e Jankulovski lasci più di una volta la porta aperta alle incursioni di Dejagah e Hasebe.

E così i ritmi sonnolenti dei tedeschi assorbono anche i rossoneri che, complice una condizione generale lontana dal top, ringraziano e passano in vantaggio nell’unico tiro in porta del primo tempo: angolo di Seedorf e Ambrosini, uno dei migliori di questo Milan, insacca di testa alle spalle di Benaglio. Per fortuna che c’è Ambrosini verrebbe da dire, vero tuttofare di questo Milan: difensore improvvisato per qualche minuto dopo l’infortunio di Senderos, uomo di quantità del centrocampo e all’occorrenza bomber, come domenica sera contro la Juve, come nella prima di campionato contro il Bologna e come in numerose altre situazioni.

Nella ripresa, la voglia di vincere il girone e di evitare così una delle squadre provenienti dalla Champions League accende un po’ la partita e i pochissimi presenti a San Siro, 4500 gli spettatori, con sciopero degli ultrà che hanno lasciato deserta la curva rossonera. Dopo una manciata di minuti il Wolfsburg sfonda dalla parte di Antonini e pareggia con l’incursione di Zaccardo; nemmeno sessanta secondi dopo e Pato sfrutta uno stop a metà di Inzaghi riportando in vantaggio il Milan.

Il peccato mortale dei rossoneri, però, è quello di non saper chiudere le partite: Inzaghi, alla ricerca del sorpasso a Raul nella classifica dei bomber di coppa, si fa ipnotizzare almeno tre volte da Benaglio e così a una decina di minuti dalla fine, il tocco malandrino di Saglik su un pallone vagante nel cuore dell’area rossonera sancisce il verdetto. Dida evita il peggio, ma a marzo il Milan dovrà riassaporare un po’ di Champions.