Ufficiale arrestato: appello a Napolitano

nostro inviato a Campobasso

Arrestato due volte in due mesi. L’incredibile storia del colonnello dei carabinieri di Campobasso sbattuto in galera per aver fatto parte di un’associazione per delinquere composta da personaggi mai conosciuti dall’ufficiale (e nemmeno mai incidentalmente frequentati) come anticipato ieri dal Giornale segna un nuovo, straordinario, capitolo. La procura di Larino, con in testa l’ex parlamentare ds, il pm Nicola Magrone, ha revocato i domiciliari convinto che il comandante Maurizio Coppola avrebbe falsificato alcuni documenti nel maldestro tentativo di dimostrare la sua estraneità alle accuse. Il carabiniere si sarebbe industriato, insieme ad alcuni colleghi e all’avvocato, a camuffare i carteggi relativi alla trafila burocratica sul trasferimento di un maresciallo, trasferimento mai avvenuto nonostante le sollecitazioni dello stesso capitano che ha poi svolto l’inchiesta sul diretto superiore.
La tesi della pubblica accusa è che Coppola, o chi per lui, avrebbe organizzato un’operazione di «taglia e cuci», e poi di «copia-incolla», per far ricadere la colpa del mancato trasferimento del sottufficiale considerato organico all’organizzazione criminale, sul suo predecessore al «Provinciale» di Campobasso. Il tutto in quell’ottica di un misterioso interesse di Coppola a spiare il prode capitano per ottenere un altrettanto misteriosissimo vantaggio per sé e/o per i sodali criminali, vantaggio che dagli atti dell’inchiesta non emerge mai, neanche di striscio. Quale sarebbe stato il tornaconto di Coppola, infatti, non sta scritto da nessuna parte. Ovviamente il colonnello respinge sdegnosamente ogni addebito mentre il suo entourage passa al contr’attacco puntando l’indice sulle cose non dette, non approfondite, dall’autorità giudiziaria molisana. Al di là della forzatura di una soggettiva interpretazione penale di atti amministrativi interni all’Arma, una cosa in particolare viene sottolineata dai colleghi di Coppola: il capitano-eroe che da tempo era in attrito col «maresciallo-cattivo», che relaziona contro il suo comandante solo a un anno dai fatti incriminati, che il pm Magrone è arrivato a difendere a mezzo stampa («volevano e vogliono cacciarlo, ma noi cerchiamo di trattenerlo, perché è un ufficiale valido che non guarda in faccia a nessuno») proprio per non prestare il fianco a ingenerose accuse di protagonismo, avrebbe dovuto chiedere di essere sollevato dall’indagine. In quanto si è scoperto che nei giorni caldissimi delle indagini, proprio il colonnello aveva punito il capitano per aver fatto ripetutamente fuoco, al poligono, con un fucile a pompa. Fra i due, i rapporti, s’erano fatti tesi.
Intanto gli esponenti della Cdl che avevano parlato di «attività persecutoria» nei confronti di Coppola, tornano alla carica. Carlo Giovanardi si appella a Napolitano «circa la distorsione dei principi della nostra costituzione repubblicana». Per l’esponente dell’Udc «sembra quasi una risposta dei magistrati alle interrogazioni parlamentari e alla nostra conferenza stampa del 3 luglio. Andrò in carcere a trovare Coppola». E chi vuole capire, capisca che non finisce qui.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it