Ufficiale: Nord Corea potenza nucleare

La Corea del Nord non è più uno «Stato canaglia» del quale si ritiene imminente l’ingresso nel club delle potenze nucleari: ne è già entrata a far parte a pieno titolo. I servizi segreti dei principali Paesi del mondo, gli esperti di questioni militari e la stessa Agenzia atomica dell’Onu (Aiea) lo riconoscono ormai apertamente, scrive in prima pagina il Times di Londra, che osserva come questo potrà purtroppo rivelarsi d’incoraggiamento a quanti ai vertici dell’Iran pensano che si debba osare il più possibile sulla strada del nucleare.
Il regime post-stalinista di Pyongyang ha la capacità di distruggere con il proprio arsenale atomico intere città della Corea del Sud e del Giappone. Non solo: grazie a missili di lunga gittata è in grado di colpire perfino le basi americane dell’isola di Guam nel Pacifico, per non dire di quelle nella ben più vicina Corea del Sud. Più problematico, al momento, mettere in pratica le roboanti minacce contro il territorio statunitense (di fatto solo l’Alaska): il supermissile Taepodong-2 è sì in grado di lanciare testate atomiche a più di seimila chilometri di distanza, ma la lentezza con cui può essere trasportato e caricato è tale da renderlo, secondo gli esperti di questioni militari, un facile bersaglio sulla rampa di lancio.
Dalle analisi pubblicate dal Times emerge insomma che il potenziale militare della Corea del Nord è stato probabilmente sottostimato. Il dittatore Kim Jong-il non solo dispone di testate nucleari miniaturizzate, ma può anche lanciarle grazie a efficienti missili di media gittata, dei quali sembra che prima non si avesse adeguata conoscenza. A questo si aggiungano i 13mila pezzi di artiglieria nascosti sottoterra nei pressi del confine intercoreano, molti dei quali dotati di testate chimiche e batteriologiche ed ecco che la minaccia che il Nord comunista può esercitare sul vicino Sud filo-occidentale ma anche sul Giappone diventa inquietante: milioni di persone sono nel mirino, e non solo nella penisola coreana.
Tutto questo, spiega il Times, cambia completamente le carte in tavola per gli strateghi militari che si occupano della gestione di un possibile futuro conflitto in Corea: basti pensare che le basi e gli aeroporti militari americani nel Sud potrebbero essere cancellati in un batter d’occhio.
Anche sotto il profilo diplomatico le cose sembrano destinate a cambiare, con Kim ora molto rafforzato e in grado di meglio resistere alle pressioni americane. Come ovvio corollario, lo si diceva in apertura, le ricadute internazionali dell’ascesa della Corea del Nord nel ristretto club delle potenze nucleari. A Washington sapevano e sanno bene che il programma atomico nordcoreano è ben più avanti di quello iraniano, ma si rendono conto che quando Kim Jong-il comincerà ad alzare la voce facendosi forte del suo arsenale nuovo di zecca i falchi di Teheran avranno buon gioco a sostenere che proprio quella è la strada da percorrere, a qualsiasi costo, per ottenere rispetto.