Un ufficiale smaschera il ds: rimosso per l’indagine Unipol

La verità nei verbali. Il tenente colonnello delle Fiamme gialle
Tomei: mi occupavo io delle scalate. Un ex colonnello: "Mai espresso giudizi negativi
sui quattro funzionari che volevano sostituire&quot;<br />

La frase rimane come sospesa ma è la miccia di altri misteri, che collegano la richiesta di Visco, mandare via la gerarchia di Milano, con l’indagine Unipol: «Il mio superiore mi disse che alla fine io sarei riuscito a rimanere a Milano purché però non mi occupassi più dell’incarico che svolgevo al momento». Ovvero inchieste Bnl/Unipol e Antonveneta. Chi parla a verbale come teste è il tenente colonnello Vincenzo Tomei davanti al pm Angelantonio Racanelli.

Tomei è una figura chiave nell’inchiesta sulle pressioni esercitate da Visco per trasferire lui e altri tre ufficiali da Milano. Innanzitutto perché cristallizza le tante scuse, bugie se preferite, espresse dal viceministro pur di giustificare le sue intromissioni. Visco diceva infatti che i quattro dovevano essere trasferiti perché erano scarsi i risultati sull’evasione fiscale della Gdf di Milano. Ma Tomei non si occupava di verifiche e fisco ma d’indagini. Visco aggiunge che gli ufficiali erano lì da troppo tempo. Ma Tomei era arrivato a Milano da appena dieci mesi. Aggiunge che i quattro non si occupavano di Unipol, ma Tomei lo smentisce clamorosamente visto che nel verbale spiega: «Personalmente nell’ambito delle indagini a me delegate dalla Procura ho seguito sia gli sviluppi della vicenda Antonveneta sia la vicenda Bnl/Unipol».

Fu proprio Tomei a interrogare Fiorani sui suoi rapporti con Giovanni Consorte. Fu sempre lui a sequestrare milioni di euro nella disponibilità di Consorte e Sacchetti. Ma che dietro la richiesta di Visco ci sia in qualche modo l’inchiesta Unipol/Bnl è un’ombra, un filo rosso che si ritrova in numerosi verbali redatti da Racanelli. Anche il superiore di Tomei, il colonnello Virgilio Pomponi solleva dei dubbi, confermando il racconto del collega: «Altra cosa che mi sorprese fu con riferimento a Tomei, la circostanza che l’input che era arrivato da Roma era che lo stesso potesse rimanere a Milano al Nucleo ma che dovesse occuparsi di attività diverse da quelle fino a quel momento seguite. Questa cosa in particolare mi colpì perché essendo io diretto superiore di Tomei non ero a conoscenza di alcun motivo che giustificasse tale avvicendamento. Anzi avevo motivo per confermarlo nell’incarico».

Quindi l’affondo: «L’inserimento tra i quattro ufficiali da avvicendare del ten.col. Tomei portò me e Lorusso a ritenere che la ragione dei trasferimenti fosse da ricercare nell’ambito delle attività svolte dall’articolazione diretta da Tomei». Ovvero le indagini che gli stessi portavano avanti. Visto che se ci fossero stati motivi penalmente rilevanti per ordinare i trasferimenti, Visco avrebbe avuto obbligo di denunciare tutto in Procura. Un terzo riferimento ancor più esplicito alle indagini e alle intercettazioni di Fassino & C. lo mette a verbale l’ex capo di Stato maggiore della Gdf Emilio Spaziante. Riferisce di un suo colloquio con Vincenzo Visco. Quest’ultimo gli avrebbe chiesto se si fosse fatto un’idea sull’autore della fuga di notizie che determinò poi la pubblicazione, sul Giornale tra l’altro, dell’intercettazione tra Fassino e Consorte. Ma Visco ha negato la circostanza.

C’è poi un’altra vicenda che ha dell’incredibile. Nel suo verbale, Visco indica in un ufficiale, uno dei suoi «informatori» sulla situazione di Milano. Ma lo stesso ha smentito a verbale la circostanza. Visco aveva detto ai Pm che su Milano aveva notizie soprattutto da due persone. L’ex capo di Stato Maggiore Giovanni Mariella (ora scomparso) e appunto questo ex ufficiale. Il primo è mancato mesi fa, il secondo ha smentito. «Personalmente non sono a conoscenza - mette a verbale F.D.A. - di situazioni negative o comunque di criticità relative ai predetti ufficiali e comunque relative alla loro attività professionale a Milano. Ho visto il vice ministro Visco in qualche occasione, in particolare l’ho incontrato per motivi di ufficio quando è venuto in qualche occasione a Bergamo. Personalmente non ho mai parlato direttamente con il vice ministro della situazione milanese e quindi sono sicuro di non avergli mai espresso personalmente giudizi critici sui predetti Ufficiali». F.D.A. conosce i collaboratori di Visco ma nega di aver mai affrontato quegli argomenti. «Conosco anche il colonnello Ortello del quale sono amico ed escludo di aver parlato con lo stesso specificamente della situazione milanese della Gdf. Voglio precisare che le mie conversazioni, peraltro sporadiche, con Zanini (collaboratore di Visco, ndr), così come con altri ufficiali miei amici, vanno contestualizzate e in ogni caso vertevano sulla situazione contingente e generale che riguardava la Gdf nel suo complesso. (...) I miei colloqui amicali con Zanini devono essere inquadrati in questo contesto. Escludo però categoricamente di aver mai fatto con Zanini riferimenti specifici agli ufficiali Forchetti, Lorusso, Pomponi e Tomei così come escludo categoricamente di aver mai parlato con chicchessia di indagini in corso. Per tale motivo sono sicuro di non aver mai espresso giudizi negativi sui predetti Ufficiali né con il generale Zanini né con chicchessia: peraltro trattasi di ufficiali ai quali sono legato da rapporti di amicizia. Non ho mai detto al Gen. Zanini che a Milano non si facesse la lotta all’evasione fiscale o che non si contrastassero i reati economico-finanziari: non ho mai detto questo sia perché i miei discorsi non sono mai stati specifici sia perché non vi era alcun motivo di esprimere tali giudizi da parte mia».