Uggè: Prodi ci ha trascurati e ora fa il bell’addormentato

da Roma

Paolo Uggé, presidente di Conftrasporto, perché la rottura delle trattative?
«Per rompere qualcosa, bisogna che qualcosa ci sia. Non abbiamo mai iniziato a trattare perché il ministro ci ha letto un documento che risale a 10 giorni fa sulle cose che avrebbe realizzato nel rispetto dell’intesa siglata a febbraio. Un dato contestato anche dalle associazioni, cosiddette “buone”, che non hanno partecipato allo sciopero».
Governo, maggioranza, parte dell’opposizione, il Garante degli scioperi invocano la precettazione per sbloccare il fermo.
«Eviterei interventi che inaspriscono gli animi. La nostra iniziativa si svolge sulla base del rispetto del codice di autoregolamentazione e rappresenta un atto determinato dalla mancanza di risposte del governo. Già 40 giorni fa Palazzo Chigi sapeva e non ha avviato la procedura di raffreddamento convocando le parti».
Che cosa si sarebbe dovuto fare?
«Chiediamo il rispetto e l’adattamento delle regole per creare condizioni di sicurezza, per impedire che persone che non pagano contributi, tasse e Iva continuino a viaggiare. Girano automezzi con serbatoi doppi, vere e proprie bombe viaggianti. Chiediamo più controlli: in Germania se ne fanno 1,1 milioni l’anno, in Italia 11mila».
Il premier Prodi ha manifestato «riprovazione» per le modalità della protesta.
«Si vergogni lui! Che cosa ha fatto per una politica dei trasporti? Adesso fa la bella addormentata nel bosco. Conosce la situazione? Si è informato? Si è chiesto come mai la presidenza del Consiglio era assente? Con i passati governi abbiamo definito regole e risorse. Ieri non c’era neppure un sottosegretario alla presidenza. Credo che meritassimo attenzione e un atteggiamento responsabile. Le conseguenze cadono sui cittadini e ne comprendo l’indignazione, ma il vero colpevole è il governo. Nella passata legislatura non c’è stata un’ora di fermo».
Quindi il sottosegretario Enrico Letta non era presente?
«Letta ha solo firmato la lettera che ci è stata presentata. Non è venuto. Eravamo abituati a un altro Letta (Gianni, il predecessore, ndr) che passava le notti con noi a trattare».
Confindustria ha chiesto un intervento deciso. Alcune aziende già ricorrono alla cassa integrazione visto il mancato arrivo delle materie nelle fabbriche.
«Il presidente di Confindustria lancia guaiti perché le imprese sono in difficoltà, ma quando gli chiedevamo un confronto sulle aziende che non rispettano le norme non mi sembrava particolarmente interessato. Il presidente di un’associazione dovrebbe chiedere al governo di intervenire e cercare soluzioni. Invece l’esecutivo preferisce abbandonare a se stessa una categoria che considera poco amica in una condizione non sostenibile».
Continua lo sciopero, quindi?
«Se vogliono, con una convocazione rapida siamo pronti a discutere e ad affrontare i vari temi».
Quali punti della vostra piattaforma sono negoziabili?
«La parte negoziabile è quella delle risorse, non quella del rispetto delle regole e della sicurezza sulle strade».