Ughi e Sandi contestano i nuovi bandi

Filippo Grassia

La pubblicazione del bando sull’ampliamento della rete di vendita delle scommesse sportive e ippiche ha destato la reazione di Giorgio Sandi, amministratore delegato di Sisal, e Maurizio Ughi, presidente di Snai. «Il bando - secondo quest’ultimo - va contro quel processo di liberalizzazione tanto reclamizzato a livello di comunicazione dal ministro Bersani perché l’implementazione dei punti vendita avviene nell’ambito di una concessione particolarmente rigida. Lo testimoniano due aspetti del regolamento che si riconducono ad altrettante forme di limitazioni: da una parte la durata, fissata al 31 dicembre 2015, che porrà in discussione le concessioni proprio nel periodo del loro massimo avviamento; dall’altra la possibilità di acquisire solo una parte dei diritti che costituiscono oggetto del bando, vale a dire il 20% delle agenzie sportive e ippiche, il 20% dei corner sportivi e il 40% di quelli ippici. Le norme non tengono conto del mercato. Come si fa a parlare di liberalizzazione quando il bando pone limitazioni temporali e quindi si lega a una scadenza ben precisa? Perfino la licenza di un bar può passare tranquillamente di padre in figlio o essere ceduta a terzi senza lacci di alcun tipo. Quanto al divieto di superare una certa quota, ritengo che la competenza non sia di Aams, ma di un soggetto al di sopra delle parti come l’Authority della concorrenza che vigila sui mercati e pone dei paletti. Con tutto il rispetto per la legge in questione, penso che si debba procedere a qualche aggiustamento».
Di parere analogo Sandi: «Con l’emissione dei recenti bandi di gara si è voluto dare una risposta alla richiesta di una più capillare distribuzione delle scommesse sportive a quota fissa e di una stabilizzazione del mercato. Ma, a differenza di altri settori dell’economia, non si dovrebbe parlare di liberalizzazione del mercato. Perché la liberalizzazione andrebbe affrontata con l’adozione di modelli differenti quali quello autorizzatorio, la libertà di palinsesto, la tassazione spostata dalla singola scommessa agli utili e così via. I bandi prevedono invece la sostituzione della rete attuale con quella risultante dalla gara stessa, cui offrire in aggiunta ai giochi attuali anche le scommesse sportive o ippiche a quota fissa. È evidente il rischio cui sono sottoposti gli attuali ricevitori e con essi il mercato: la rete che da 60 anni distribuisce i giochi in modo professionale, garantito e sicuro sull’intero territorio nazionale verrà sostituita da una rete, solo in parte composta da attuali esercizi, di nuovi punti vendita, che non potranno mai eguagliare quella esistente in termini di conoscenza del mercato e dei gusti della clientela. Quindi di efficienza e professionalità. Ci troveremo di fronte, dunque, a una sostituzione a rischio. Con il paradosso di vedere premiati quegli operatori che fino a ieri hanno preferito sfidare la legge raccogliendo scommesse senza attenersi alla normativa ed alla tassazione del nostro paese. Ritengo perciò che vi sia l’opportunità ed anche la necessità di integrare il Decreto che ha dato origine al bando. Colgo l’occasione per presentare una semplice proposta: consentire a tutte le ricevitorie sportive esistenti (da tempo in attesa di offrire alla propria clientela le scommesse sportive a quota fissa), in regola con la licenza di pubblica sicurezza ed in organico alla data di giugno 2006, di essere automaticamente inserite nelle categorie dei Negozi di Gioco o dei Punti di Vendita e di collegarsi al concessionario preferito».